Gioco
Per favore evitiamo barzellette alla Berlusconi
Cristiana Grasso
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Non è questione di perbenismo, ci mancherebbe. Sotto accusa, o meglio sotto osservazione, non è certo l'atto (verbo o sostantivo) evocato da quel nome scelto per un quartiere nuovo nuovo negli anni Novanta. Piuttosto è questione di buongusto e di avversione per tutto quello che può suscitare ammiccamenti, battutacce e imbarazzi. E quel nome "Scopaia", per un quartiere (ma anche per un bar, un negozio o un centro sociale) non è il massimo della neutralità lessicale. Si dice che fu scelto perché in quei luoghi cresceva una pianta dalla quale si ricavavano appunto le scope, ma già all'epoca del battesimo in molti pensarono ad altro, anche perché da tempo le fibre sintetiche hanno sostituito la saggina. Forse non pensò solo alle granate della nonna anche lo stesso allora sindaco Lamberti che anche oggi ammette con una battuta: «Beh, era un quartiere dove avrebbero vissuto tanti giovani, era un nome benaugurante...». Non ci sono statistiche che dimostrino gli effetti del benaugurio, però si possono anche capire le ragioni di chi, magari abitandoci (ma anche no) non apprezza quel nome e magari per il suo quartiere ne preferirebbe un altro. Un nome che non faccia sghignazzare poveri di spirito, ragazzini maliziosi e che non possa mai far da spunto a una barzelletta di Berlusconi.
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