Il Tirreno

Livorno

Neri chiede un milione a un dipendente

Cristiano Meoni

Maxi causa civile per danni ma il giudice dà torto all'azienda dei rimorchiatori

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 LIVORNO. Il 30 ottobre 2009 un ufficiale giudiziario ha suonato al campanello dell'abitazione di Fabrizio Boccini, comandante di rimorchiatore, dipendente della Fratelli Neri, e gli ha consegnato una citazione in giudizio per danni da 1 milione di euro. Da quel giorno, la sua vita è cambiata e solo adesso comincia a riprendersi: ora che il tribunale, con sentenza del 15 marzo resa pubblica qualche giorno fa, gli ha dato ragione.  Boccini, il 17 novembre, era stato prosciolto anche in sede penale dall'accusa di falsa testimonianza e diffamazione fattagli dall'azienda. Ma, si sa, è la giustizia civile quella che spaventa di più, specialmente se lo stipendio che si porta a casa ha qualche zero in meno della richiesta di risarcimento.  La vicenda è cominciata nel 2009, dopo che la Fratelli Neri ha licenziato due suoi dipendenti scoperti a rubare il gasolio destinato ai rimorchiatori. I due impugnarono il licenziamento e Boccini, così come altri colleghi, fu chiamato a testimoniare.  Davanti al giudice, il 28 maggio 2009, Boccini riferì di aver saputo da un suo collega che l'azienda sapeva che un certo lavoratore aveva preso il gasolio «perchè lo avevano visto con le telecamere». Si sosteneva cioè che l'azienda sarebbe stata a conoscenza dei furti, lasciando capire che questa era una consuetudine tollerata.  Una versione che Neri non poteva accettare (leggi anche articolo a fianco). E difatti pochi giorno dopo Boccini fu denunciato per diffamazione e falsa testimonianza. E pochi mesi dopo arrivò anche la citazione in sede civile per quanto era stato testimoniato davanti al giudice del lavoro. Nella causa, l'azienda sosteneva di aver sempre sporto denunce nelle varie occasioni in cui si erano verificati furti. E che quindi le dichiarazioni di Boccini erano diffamatorie, ipotizzando che l'azienda e i suoi dirigenti avrebbero acconsentito a un'operazione non solo di furto ma di contrabbando (dato che la merce sottratta è gasolio in esenzione di accisa).  Boccini, quando capisce che l'azienda vuole tirare dritto per la sua strada, passa dei brutti momenti, ma poi reagisce e si trova un avvocato a Pisa, Marzio Piselli. Che si costituisce nella causa civile, rileva «l'esosità della pretesa risarcitoria» e rilancia: «Vi possono essere un'altra decina di persone in grado di affermare quanto sostenuto da Boccini».  Il 17 novembre 2010 l'accusa penale di diffamazione e falsa testimonianza viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Antonio Pirato. Esattamente alla vigilia dell'udienza civile davanti al giudice Marina Cirese.  La sentenza porta la data del 15 marzo. Per il giudice Cirese «non sussistono gli elementi per ritenere che il Boccini nel corso della deposizione davanti al giudice del lavoro abbia reso dichiarazioni inveritiere sulla circostanza che presso l'azienda era tollerata la sottrazione di piccole quantità di olio combustibile. Anzi, il fatto che il teste abbia reso tali dichiarazioni dopo aver prestato il giuramento di rito farebbe proprio ritenere il contrario... Peraltro, pur non ritenendosi vincolanti in questa sede le valutazioni svolte in sede penale, va rilevato che il procedimento penale è stato archiviato». La domanda di risarcimento danni viene respinta a la Fratelli Neri condannata a pagare tutte le spese legali. «Siamo soddisfatto sia del giudizio civile che di quello penale» commenta l'avvocato Marzio Piselli. «Le testimonianze, quando sono relative a fatti veri, non possono essere considerate diffamatorie. E noi sosteniamo che i fatti riportati da Boccini sono veri».  Ma la storia non finisce qui, perchè la Fratelli Neri ha già preannunciato appello.

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di Redazione web