Il Tirreno

Livorno

«Dacci i soldi» Vita da cassiere a prova di rapina

Gian Ugo Berti
Gino Mazzantini per oltre trenta anni cassiere alla Cassa di Risparmi di piazza Damiano Chiesa è andato in pensione nei giorni scorsi
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Gino Mazzantini per oltre trenta anni cassiere alla Cassa di Risparmi di piazza Damiano Chiesa è andato in pensione nei giorni scorsi

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 LIVORNO. «Se decidi di fare il cassiere, prima o poi una rapina te la becchi. Mettilo nel conto». Lo disse con aria solenne il capo a Gino Mazzantini, quando iniziò il nuovo lavoro in banca, pieno di giovanile entusiasmo. Ormai 32 anni fa, visto che oggi è andato in pensione all'Agenzia di piazza Damiano Chiesa della Cassa di Risparmi.  «Prima - racconta - facevo il fattorino presso lo stesso istituto di credito, ma l'immagine del cassiere e del suo contatto con la gente mi affascinava. Inebriante era soprattutto osservare il rapido movimento delle dita nella conta delle banconote. Una specie di magia per un semplice novizio, pur impegnato a correre su e giù per le scale. Non lo consideravo dentro di me un comune impiegato, ma un superuomo».  «Volevo, dunque - riprende - arrivare a quel posto. Mi considero un emotivo, un viscerale, facile ai cambiamenti di rotta nella vita, eppure il traguardo era chiaro nella mente. Quasi un destino. Sono occorsi anni, però alla fine ce l'ho fatta. "Congratulazioni. Vedrai quanto è stimolante fare il cassiere, soprattutto umanamente. Avrai tante, genuine soddisfazioni, ma la rapina te la sei cercata", così mi congedò laconicamente, con una benevola pacca sulla spalla». Della serie: «O' nini, aspetta e vedrai. Un po' per uno in collo a mamma».  Eppure, spiega in una riflessione Mazzantini, in pensione dopo 32 anni nell'agenzia di Colline, «ero più emozionato quel giorno tanto atteso, tanto voluto, che quando subii la mia rapina. Sì, perché il capo è il capo e non sbaglia mai, anche in questo. Peccato non sia riuscito a farmi dare il numero vincente dell'Enalotto, prima che lasciasse l'incarico».  Qualcuno dei colleghi soleva orgogliosamente dire, «Cassieri si nasce». «All'inizio - ironizza - non me ne rendevo conto. Probabilmente lo consideravo un eccesso di campanilismo mansionale, eppure era proprio così. "Guarda sempre il cliente negli occhi". Si raccomandavano, come parlando ad un inesperto scolaretto. Imparerai tante realtà e anche a capire se qualcuno sta per rapinarti. E ridai con la rapina! Ma ce l'avete nel Dna questa rapina», rispondeva Mazzantini fra il divertito e lo scocciato. Eppure le cronache di quei tempi, lontane ancora dai congegni elettronici, snocciolavano episodi come caramelle. Non c'erano ancora le porte blindate e le fotocellule. Era sempre un viso a viso, imprevedibile. «E così fu anche per me. Trovai per l'occasione - a dire il vero fortunosa - con un rapinatore stranamente a volto scoperto, comunque gentile, oserei dire un professionista, perfino educato. Mi si presentò con modi cortesi. Era solo, così come lo ero io in quel momento nella sala. E perciò nulla m'insospettì. Non provai alcuna emozione, lo confesso. Percepii però subito qualcosa di diverso nel suo sguardo, prima che estraesse un lungo ed acuminato coltello. Ma la reazione fu rapida e dovetti rimanere immobile, inchiodato al posto di sportello. Fece un cenno con la mano armata, deciso, che non ammetteva repliche. "Portami dal direttore, subito e non fare scherzi". Obbedii d'istinto, perché indossare i panni dell'eroe mi sembrava del tutto fuori luogo».  «Attraversammo passo passo la sala - racconta - come due impiegati qualunque. Giunti così davanti al capo, fummo accolti come se portassi un cliente qualunque. Solo pochi attimi dopo si rese conto lui stesso di cosa stava invece accadendo. Anche il direttore, per fortuna, rimase freddo e compassato. Probabilmente era un ex-cassiere, travestito da direttore. Eseguimmo l'ordine e la rapina filò liscia».  «Ripeto - chiude - nessuna emozione. Quindi, che ci crediate oppure no, cassieri si nasce».  Anche i bancari hanno un'anima, recitava Gino Bramieri. Ma non parlava dei cassieri: loro, di certo, ne hanno due.

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