Gioco
De Tomaso frenata dalla guerra con Fiat A Torino clima ostile
Cristiano Meoni
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Claudio Degrate parla con gli operai De Tomaso che lo aspettavano in Provincia 4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Siamo andati in banca a chiedere un anticipo di cinque giorni per pagare gli stipendi agli operai. Ora, tutti sanno che l'Unione Europea ci ha sbloccato 19,2 milioni di euro di contributi. Lo sanno anche le banche. Ma l'anticipo non ci è stato dato. Aggiungo che la stessa banca, il giorno prima, aveva dato tre milioni a Fiat. Che vuol dire questo?». Claudio Degrate è il vicepresidente della De Tomaso Automobili, delega alle risorse umane. E' lui, manager livornese ex Delphi transitato a Rossignolo, l'ospite più atteso del convegno Pd sulla componentistica auto (ieri pomeriggio, in Provincia). Lo aspettano anche gli operai De Tomaso che vogliono sapere quando verranno pagati gli stipendi di aprile. Servirà ancora un po' di pazienza, perchè la banca di cui sopra non ha anticipato i soldi. Degrate impugna il microfono, seduto accanto al presidente della Provincia Kutufà, al sindaco Cosimi e al segretario del Pd Di Rocca. E fa capire subito che il suo non sarà un intervento da protocollo: «Andrò giù duro». Eccolo il punto: De Tomaso si sente osteggiata, perpepisce che il suo ingresso nel mercato dell'auto non è stato gradito. Dalla Fiat, anzitutto. E indirettamente dal sistema bancario - non tutto per fortuna - e pure da settori del governo. Questa malcelata ostilità, che ogni tanto riaffora, ha ritardato di un anno e mezzo l'operazione: «Un ritardo che è costato tantissimo: Rossignolo, che doveva mettere 14 milioni, è sotto di 41 milioni». Si è accollato lui gli stipendi dei 1100 operai riassorbiti a Torino e a Livorno e ha anticipato tutte le spese di start-up. Il problema è una parola con quattro lettere: Fiat. Sigla che ieri pomeriggio, nel salone del consiglio provinciale, è riecheggiata più volte. «In questa regione si scommette sul lavoro ma io passo la maggior parte del mio tempo a Torino e vi assicuro che laggiù non è così. Le difficoltà con le istituzioni sono esagerate, lo stesso sindacato, talvolta, è costretto a non fare gli interessi dei lavoratori». La Fiat teme l'ingresso nel mercato automobilistico di un competitore che può darle fastidio nel segmento alto, quello presidiato da Chrysler. «Prendiamo atto che il nostro progetto è stato fermo un anno e mezzo in attesa di un ok dell'Unione Europea - dice il manager - Ora è stato sbloccato, ma se il ministro si degna di firmare il decreto attuativo possiamo partire con la formazione pratica». La pratica è ferma da dieci giorni sulla scrivania di Sacconi. «Perchè l'alternativa sarebbero le banche, ma le banche finanziano solo se ci sono crediti certi. E proprio ieri una di loro ci ha negato un anticipo di soli cinque giorni». Nell'incontro che ha preceduto il convegno, Degrate ha cercato di rassicurare gli operai, in ansia per lo stipendio, descrivendo loro un contesto di ostilità ambientale all'iniziativa di De Tomaso. «Sentite un po' cosa mi è successo: a Torino ho preso la nuova macchina, la Deauville, per fare un giro e in sessanta chilometri sono stato fermato due volte per controlli. Questa è Torino». «L'ostilità del mondo Fiat nei confronti della De Tomaso è evidente - conferma Enrico Pedini, sindacalista della Fiom Cgil - e lo verifichiamo anche da quello che sta succedendo a Termini Imerese, dove si fatica ad accettare l'unica proposta industriale decente, quella di Rossignolo». E il management di Rossignolo, questa antipatia, la sente sulla pelle. «Io sono uno di voi - dice Degrate agli operai - e mi fa rabbia ricordare quando l'azienda in cui eravamo tutti, la Delphi, chiuse per imposizione della Fiat». Ed ancora: «La Fiat rilevò lo stabilimento di via Enriques per 17mila lire: e ora le istituzioni per comprarlo devono sborsare un sacco di milioni». Nonostante tutto - Fiat, banche - il piano De Tomaso va avanti. «Il 6 maggio ci incontreremo per definire il cronoprogramma dei corsi pratici» dice Sergio Fondi, segretario della Fim Cisl. E Pedini aggiunge. «I corsi teorici sono partiti, per quelli pratici i lavoratori sono disponibili a stare in fabbrica a luglio e ad agosto e a fare i turni, come se fosse già produzione». Per partire con la prima auto a ottobre.
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