Il Tirreno

Livorno

Test nel cosmo sognando Marte

Mauro Zucchelli
La Stazione spaziale internazionale raggiunta dalla navetta giapponese a gennaio
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La Stazione spaziale internazionale raggiunta dalla navetta giapponese a gennaio

Parte l'astronave: oltre la metà degli esperimenti high tech sono livornesi

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 LIVORNO. Gli esperimenti high tech dell'azienda aerospaziale livornese Kayser tornano a volare nel cosmo: insieme al tricolore che gli è stato affidato dal presidente Giorgio Napolitano per celebrare i 150 anni d'Italia, il colonnello Roberto Vittori avrà con sé una dozzina di test da compiere nello spazio: più di metà (sette) sono della Kayser e hanno dunque targa livornese.  La quantità racconta forse di quanto le agenzie spaziali facciano conto sull'impresa livornese per le missioni in orbita. Ma quel che forse affascina di più è l'aspetto qualitativo delle sperimentazioni che verranno compiute stavolta a 400 chilometri di distanza dal nostro pianeta, a bordo della Stazione spaziale internazionale che viaggia a 24mila chilometri orari: l'obiettivo resta quello di preparare uomini e materiali alla nuova tappa dell'avventura dell'esplorazione dello spazio.  Per il 2030 la comunità scientifica internazionale conta di mandare il primo uomo su Marte. Solo che esiste un problema-chiave: come affrontare la lunghissima durata del viaggio cosmico senza mettere in pericolo astronauti e astronavi?  Oggi lo Shuttle Endeavour di Vittori decollerà sotto gli occhi di 700mila spettatori con la missione Sts 134: ieri lo stock di esperimenti è stato installato a bordo, mercoledì l'équipe degli ingegneri livornesi aveva concluso le operazioni di "integrazione" che erano stati inviati a Cape Kennedy con un trasporto speciale a temperatura controllata. «Questa è la nostra 48ª missione spaziale - dice l'ing. Valfredo Zolesi, presidente della Kayser - sarà il migliore successo dei nostri 25 anni dalla fondazione».  Al centro dell'attenzione, ad esempio, gli effetti che l'assenza di gravità ha su una pianta come l'arabetta: la troviamo dappertutto nei campi ma per la comunità scientifica è un organismo modello del quale è stato sequenziato il genoma. Idem per le conseguenze che sui saccaromiceti o sulle ripercussioni che le radiazioni hanno in particolari tipi di alghe unicellulari. Senza contare un test che prova a misurare una sorta di "radiazione ambientale di rimbalzo" all'interno della navicella, fondamentale per poter capire le contromisure da attuare in missioni con lunga permanenza nel cosmo. Da aggiungere anche l'esperimento sui materiali "a memoria di forma": cioè prodotti "intelligenti" che riescono a cambiare forma "ricordando" quella che avevanno a seconda delle temperature.

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