Il Tirreno

Livorno

IN MEMORIA

Paolo Pini col traforo in mano già da ragazzino

Marco

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 A un mese dalla scompar- sa di Paolo Pini, l'amico Marco lo ricorda così.  Caro Paolo, mi sembra d'aver sentito una nuova leggenda metropolitana che riferisce come l'avervi fatto le elementari assieme permetta di restar in contatto con un amico pure oltre la morte: la tua recente scomparsa mi stimola a creder sia vera perché da quel maledetto 28 marzo mi scopro a pensarti spesso. In effetti conoscersi da 55 anni non è così comune senza legami di parentela (a me è capitato solo con un'altra persona) ed osservarti già sotto una lapide mi ha turbato oltre il prevedibile.  Te ne sei andato abbastanza celermente e forse il trapasso è stato indolore non essendoti risvegliato dall'anestesia, ma certo hai lasciato un gran vuoto. E non solo in Angela, Rosa, Erica e Margherita, oltre che in mamma Marisa e in Laura: l'ha testimoniato la chiesa piena quel martedì.  Nel sentirti appresso mi do- mando cosa starai rimpian- gendo maggiormente, lassù nei campi Elisi: non divenir nonno? non poter più seguire le tue figlie? aver lasciato l'impresa del tu' babbo, quella che nei tempi d'oro faceva risplendere nella via Grande verso piazza Guerrazzi un enorme albero di Natale che sembrava attraversar tutti e cinque i piani per svettare dal terreno sino al tetto tanto per esser in linea col fatto di chiamarsi Mobilificio Gigante?  Ricordarti investir in macchinari automatici per il taglio programmato, visitar clienti dappertutto (dalla Mad- dalena a Venezia), progettar strutture innovative per rece- ption aeroportuali o aule me- diatiche, installar tuoi proget- ti all'Accademia o al Morosini, intuir la potenzialità di nuove strumentazioni laser per la de- riva automatica del design de- gli interni di yacht mi confer- ma che anche a te le soddisfa- zioni non mancarono. L'altra mattina, però, son venuto a sa- lutarti all'Ardenza e ho scoper- to come, oltre che l'ultimo della dinastia, sei stato anche il più prematuramente scomparso.  Ma sei accanto a babbo Nello, vi toccate pur fisica- mente, oltre che spiritualmente lassù, e mi piace salutarti ri- membrandoti alle Benci quan- do, con i trafori in mano per tagliar profili di regioni da ricoprir poi di gesso e colori, mostravi a noi tapini, meno esperti di te in ebanisteria, come operar al meglio. Avevi una grande chioma di capelli ricci e so quanto mamma Marisa ne andava orgogliosa. Riposati Paolo e ciao a presto.

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