Gioco
Il vescovo Giusti racconta il miracolo di Wojtyla «Guarita dal Parkinson»
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Sotto: il vescovo Simone Giusti3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Stavolta anziché impostare la predica di Pasqua su un brano del Vangelo, il vescovo ha puntato i riflettori su una persona: suor Miracolo, come la chiamano. Lei è suor Marie Simon Pierre, la religiosa di 45 anni che, in una visione religiosa, è la protagonista del miracolo che domenica porterà agli altari papa Karol Wojtyla: indspiegabilmente dal punto di vista scientifico è guarita dal morbo di Parkinson, lo stesso che affliggeva il pontefice al quale si era affidata nella preghiera. Monsignor Giusti ne ha raccontato la storia fino a poco tempo fa posta sotto il vincolo della più rigida segretezza dalla Chiesa, che aveva imposto alla suora di non dir nulla. Il vescovo ha spiegato che questa suora francese, originaria di un paesino del nord della Francia e in servizio come infermiera in un reparto ospedaliero di maternità, non poteva muovere la metà sinistra del corpo: non ce la faceva neanche a vedere Giovanni Paolo II in tv perché le mostrava quel che sarebbe stata lei stessa di lì a pochi anni. Immaginabile il contraccolpo psicologico alla morte di papa Wojtyla. Quando papa Ratzinger avvia la causa di beatificazione del predecessore - ha raccontato monsignor Giusti - le consorelle di suor Marie Simon Pierre hanno iniziato a pregare per chiedere per lei l'intercessione di Giovanni Paolo II». La suora si oppose in nome dell'umiltà: lei si riteneva poca cosa e invitò le religiose a pregare per altri, intanto cercava di continuare a prestare servizio all'ospedale di Puyricard («a pochi chilometri da Aix»). Giusti ha insistito sull'episodio del giugno 2005: la suora dice alla sua superiora che avrebbe lasciato il lavoro perché c'era il rischio di danneggiare il lavoro altrui all'ospedale, lei le disse di scrivere il nome di Giovanni Paolo II ma suor Marie riuscì a fare solo poco più di uno scarabocchio perché non controllava più la mano. Ma poco più tardi - ha aggiunto - «ha avvertito una voce che le diceva di scrivere di nuovo il nome del Papa: ci ha riprovato e, stranamente, ora era leggibile. E, cosa ancor più sorprendente, erano cessati i dolori e i tremori». «Ma chi l'ha guarita? Un morto. Un Papa morto? Ma com'è possibile?». Il vescovo non ha alzato il velo sull'episodio solo per mostrare ai fedeli le virtù di papa Wojtyla. In realtà, già da tempo monsignor Giusti torna a insistere su un aspetto che sembra controcorrente rispetto al modo con cui tradizionalmente si guarda all'insegnamento evangelico: è la rivolta contro la morte. Da parte di Giusti non nmanca l'accusa a «una certa cultura pagana» e alla «mentalità scientifica positiva» di voler far accettare alle persone il limite della morte «come una cosa naturale». Invece no, ha detto il vescovo: la «morte è tutt'altro che lo sbocco naturale della vita», è «una violenza alla sua sete inestinguibile di vita» perché l'uomo «non è creato per la morte». E il miarcolo - ha detto - è uno strappo dello stato di cose presente per aprire lo sguardo sull'ordine ultimo della prospettiva di fede.
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