Gioco
Autunno, inverno e primavera: così i giovanissimi
escono da soli per il rito del sabato sera
escono da soli per il rito del sabato sera
I teenager della notte Pizza, chiacchiere sul mare e poi a casa con la mamma
Cristiana Grasso
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LIVORNO. Piccole notti "in" terrazza, terrazza Mascagni, un po' come fosse la terrazza di casa. Autunno, inverno, primavera (l'estate addio intimità, meglio trasferirsi sui bagni), che faccia un freddo cane o soffi un accogliente vento di scirocco, l'appuntamento fisso del sabato è qui, tra il Gazebo e il mare. Il rito è collaudato, l'età dei partecipanti decisamente bassa. Tredici, quattordici anni, ma anche dodici. Medie inferiori insomma, e i più grandi tendono a snobbare la zona se non per qualche piccola azione di disturbo, tentativi di corteggiamento ma anche prepotenze e bullismo ai danni dei più giovani. Giovanissimi anzi. Maschi e femmine, un giro di un centinaio di ragazzini, forse di più, che il sabato sera "escono". Prima a cena, e spesso si tratta di maxi-cene di compleanno nelle pizzerie della zona, e poi al di là della strada, protetti da quel po' di vegetazione che divide viale Italia dalla terrazza. Agli adulti qui è, con un tacito patto, vietato l'accesso. I genitori sono comunque arruolati, ma per prelevare figli e amici dei figli (si organizzano macchinate) a fine serata, verso le 23. Aspettano diligenti e parcheggiati, e in genere tutto fila liscio. In genere, ma non sempre. Perché se è vero che la maggior parte degli adolescenti frequentatori serali della terrazza si limita a godere un paio d'ore di innocenti evasioni, resta il fatto che laggiù, terra vicinissima eppure lontana, non c'è controllo. Inevitabile che oltre ai palpiti del cuore, ai pettegolezzi amplificati da Facebook, alle chiacchiere di ragazzini, s'infilino anche l'alcol (birra ma non solo) e le canne, le bande di quelli più grandi e lo sperdimento di quelli più deboli. È di un paio di mesi fa un'aggressione ai danni di un ragazzino che ne ha toccate di brutto, su Facebook ne parlavano tutti quelli del giro, ma la notizia non è uscita di lì. Omertà e paura, e anche questo fa parte del gioco, del brivido, del sentirsi grandi non solo fumando una sigaretta o provando l'ebbrezza della libertà ma anche condividendo segreti appunto "da grandi". Si va in terrazza e ci si sente maturi e scafati, anche se maturi e scafati non siamo. Lo slogan con cui si conquista il permesso dei genitori è «ci vanno tutti» e comunque, anche se proprio tutti non ci vanno (abbondano i genitori resistenti e anche i figli non interessati) certo il fenomeno è diffuso, e diffuso da anni. Inverno, autunno e primavera appunto, e nella maggior parte dei casi senza traumi. Il fattaccio ovviamente ogni tanto capita, chi è più attrezzato lo fronteggia, chi è più fragile si spaventa e annuncia «non ci voglio più andare». Poi, dopo qualche sabato, tutto torna come prima. Gruppetti di ombre che camminano veloci tra le aiuole, gruppetti che confabulano sulla balaustra o sulle panchine della terrazza. Poi babbo o mamma puntuali come sempre, alle 23, per riportare tutti nella cuccia.
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