Gioco
Morire sul lavoro a 79 anni
Juna Goti
Dipendente della Trans Oil cade da una cisterna: calvario in ospedale
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LIVORNO. Morire cadendo giù da una cisterna. Morire cadendo giù da oltre tre metri, sul posto di lavoro, a ottant'anni. Antonino Raviotta di anni ne avrebbe compiuti 79 il prossimo 25 settembre. Non era più un ragazzino, come ripetono le figlie. Eppure di smetterla con i camion, i piazzali, le cisterne - il lavoro di tutta una vita - non ne voleva sapere. Giovedì, intorno alle 17, è caduto dalla cisterna di carburante di un autocarro parcheggiato in via Firenze, nel piazzale della Trans Oil. Ovvero la ditta di trasporto di prodotti petroliferi per cui lavorava da oltre vent'anni. Lui che, più sessant'anni fa, aveva lasciato la Sicilia per crescere la famiglia a Livorno. Cosa sia accaduto in quel piazzale è ancora da chiarire. Al momento della caduta Raviotta era solo. È stato trovato a terra, di fianco al camion. Parlava ancora, come raccontano i colleghi che lo hanno soccorso. Ripeteva che voleva alzarsi. «Nino stai fermo, non ti muovere». L'ambulanza ha corso a sirene spiegate fino al pronto soccorso. Il nonno-operaio è apparso subito gravissimo. Presentava lesioni al volto e al torace. Nel pomeriggio i medici hanno dovuto rianimarlo e dopo un attento monitoraggio è stato deciso il trasferimento all'ospedale di Pisa per un intervento. Ma poco dopo l'arrivo al reparto di cardiochirurgia il suo cuore ha smesso di battere. La Procura ha aperto un fascicolo e disposto l'autopsia per capire le dinamiche dell'incidente. Dalla questura di Livorno hanno acquisito i filmati delle telecamere installate all'interno del piazzale. Ma a quanto pare gli occhi elettronici non hanno filmato la caduta, avvenuta oltre il cancello. Ieri sono andati avanti gli accertamenti di Asl, Inps e Inail. La ditta, come confermato nel pomeriggio, ha sporto regolare denuncia. Ma pensare a un nonno che se ne va a ottant'anni, mentre lavora, fa venire i brividi. Soprattutto se si considera che gli ultra settantenni ancora in "cantiere" sono sempre di più: perché c'è bisogno di dare una mano a casa, perchè le ditte assumono più facilmente, dovendo pagare un terzo dei contributi. «Nino - riferisce l'ad della Trans Oil, Stefano Canaccini - era più di un dipendente, era un babbo. Lavorava con noi da vent'anni: aveva scelto di continuare dopo la pensione ed era regolarmente assicurato. Teneva d'occhio la movimentazione nel piazzale». Dalla ditta non sanno spiegare il perché della salita sulla cisterna: «Aveva guidato i camion per una vita, forse si era accorto di un tappo messo male». I cancelli di via Firenze, ieri, sono rimasti aperti, «perché ci occupiamo anche di servizi pubblici e non avremmo potuto bloccare le attività. Ma appena sarà restituita la salma ai familiari parteciperemo al lutto». Giovedì sera ad aspettare "Nino" a casa ci sarebbero stati la moglie, le due figlie, i quattro nipoti. «Babbo - racconta la figlia Daniela - era un uomo d'oro, un grande lavoratore. Non voleva saperne di smetterla di lavorare. Quando finiva sul piazzale andava al suo orto, in via dell'Uliveta, e ricominciava. Era un "frullino", un lottatore. E anche in ospedale ha lottato fino alla fine».
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