Gioco
«Ormai dobbiamo cambiare pelle Non restiamo chiusi nella nostra riserva»
Vittorio Pasqui*
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Sopra il presidente del Palio Marinaro, Vittorio Pasqui 3 MINUTI DI LETTURA
Il Palio Marinaro rimane l'ultimo vero bastione della tradizione di Livorno e merita di essere salvaguardato e valorizzato. Il dibattito in corso sulla riforma del Palio, dopo un avvio deciso e condiviso, mostra oggi una buona dose di incertezza. È evidente che ogni cambiamento porta con sé malumori, ma io sento il rischio che tutto ciò porti a innescare una sorta di "sindrome da indiani d'America": un rione si ritira e sparisce, un altro non ce la fa con le spese e deperisce, i vogatori invecchiano, la crisi fa diminuire gli sponsor, i rionali non esistono più e se ci sono osservano impassibili al fenomeno dello sfinimento, vincono sempre i soliti e via dicendo. E ognuno criticando una parte sconveniente della proposta di riforma finisce per agevolare la deriva. L'insegnamento che ci deriva dalla storia è che la tradizione remiera è stata sempre garantita con gare diverse e spettacolari e, nel contempo, con formule organizzative che si adattavano ai tempi. Il Palio dell'Antenna è il più antico e potremmo definirlo il vero Palio di Livorno. Negli ultimi anni ha riportato migliaia di spettatori alle gare e dispiace che alcuni, contrari alla riforma, osteggino questa gara. Altre regate risalenti al 1600 venivano disputate in acque interne e la Coppa Barontini ne ha preso l'eredità. Tra le più spettacolari anche la Coppa Risi'atori che ricorda la fatica dei nostri antenati scaricatori di porto. Il Palio Marinaro (1926) è la gara più adatta a esaltare l'aspetto agonistico per i suoi tre giri di boa. Otto imbarcazione a 10 remi contemporaneamente in acqua non si vedono ormai in nessun altro luogo. Questa è la gara dove più si esprime lo spirito competitivo e la passione dei livornesi e dei rionali. E pensare che qualcuno vorrebbe ridurre a sei i rioni partecipanti per eliminare le boe di mare che sono invece il pepe del Palio e farlo sprofondare sempre di più in una mera competizione agonistica di pseudo canottaggio. Nel corso del 900 i rioni sono cambiati: il "Cantine" si è trasformato in Pontino poi fuso con il San Marco; gli Avvalorati e il San Giovanni hanno ceduto i loro territori al Venezia, il Torretta è confluito con lo Shangay. Il discorso della retrocessione e promozione si inserisce negli anni'50: prima i rioni a 10 gareggiavano anche a 4, la regola forse è importata dal campionato di calcio piuttosto che dalla tradizione remiera. A cosa servono retrocessione e promozione se di recente quasi tutti i rioni hanno rifiutato i gozzi a 10? E la mancanza della retrocessione non renderebbe più facile il rinnovamento degli equipaggi? Dovremo quindi aprirci alle novità cercando: 1) di salvaguardare, ove presenti, le tradizioni e i legami con i territori; 2) costruire entità rionali capaci di sopportare lo sforzo organizzativo richiesto che non prevede un ripiegamento delle attività, ma anzi un rilancio in termini culturali e agonistici; 3) costruire 8 entità rionali agonisticamente equilibrate (ma quando ci si stancherà di vedere gare dove vincono sempre i soliti ai quali, indubbiamente, va il nostro plauso, ma che altrettanto indubbiamente tolgono l'interesse a chi vince e a chi perde?); 4) potenziare il lavoro sui giovani; 5) consentire, in un momento di restrizioni economiche, una razionalizzazione delle risorse; 6) garantire una disciplina statutaria dei rioni improntata a favorire l'apertura sociale e la salvaguardia del patrimonio. Mi piacerebbe che ci si misurasse su questi problemi con uno spirito aperto, abbandonando singole convenienze e particolarità. *presidente del Palio Marinaro
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