Gioco
Ferrucci (Fials): solo tagli e reparti declassati
«Ma quale concorrenza sleale L'Asl 6 non dà certezze ai cittadini»
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Massimo Ferrucci 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Altro che "concorrenza sleale", il problema centrale sta nella incapacità della Asl 6 di assolvere al ruolo che gli compete di soggetto erogatore di prestazioni sanitarie di primo e secondo livello capace di convincere i cittadini del proprio territorio a fruirne». Il sindacato Fials commenta le affermazioni di Paolo Camelli, della Uil, riguardo alle fughe dalle strutture sanitarie livornesi verso l'Azienda ospedaliera pisana. «Il vecchio Piano attuativo locale del 2001 - spiega Massimo Ferrucci, segretario provinciale Fials - l'unico approvato in ben 10 anni, prevedeva un accordo di Area Vasta dove ben 7500 ricoveri di base erano attribuiti alla Asl 6 in cambio della assegnazione dell'alta specialità alla azienda ospedaliera pisana. Ciò non si è realizzato per le strategie sbagliate e la incapacità gestionale della Asl 6 per cui è necessario che qualcuno faccia autocritica. Il direttore dell'Asl livornese è anche il coordinatore di Area Vasta e pertanto potrebbe impedire nell'esercizio della sua funzione tale "presunta" concorrenza sleale». Anche il sindacato Fials ha partecipato all'audizione in commissione regionale sanità e ha rappresenttao quelle che considera le questioni più importanti che l'Asl 6 deve risolvere. «La cura da "cavallo" per la Asl 6 prevede una riduzione di circa 220 posti letto negli ospedali provinciali ma le riconversioni annunciate non sono divenute azioni per il potenziamento delle attività di assistenza domiciliare e per lo sviluppo delle prestazioni di riabilitazione». Secondo Fials, «il quadro complessivo della ristrutturazione della rete ospedaliera determina un "declassamento" di gran parte dei posti letto degli ospedali anche attraverso accorpamenti di Unità operative». Grave, secondo Ferrucci, la «futura centralizzazione delle attività dei laboratori di analisi della provincia su quello di Livorno che passerà da 2.900.000 a 4.400.000 esami e produrrà un incremento di quelli destinati alla azienda pisana dove esistono oltre 30 laboratori e alla correlativa riduzione del numero per gli altri laboratori che è emblematica del declassamento in atto».
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