Gioco
DIETRO LE CIFRE
Quanti colletti bianchi giù nell'abisso del non-lavoro
Mauro Zucchelli
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La cassa integrazione non è più una esperienza esistenziale solo operaia: sempre più spesso capita pure ai "colletti bianchi" di vedersi spalancare sotto i piedi il vuoto di una condizione di vita con meno reddito, ancor meno senso e forse più solitudine. Adesso anche nella nostra provincia è così: lo dicono i dati Inps. Nel marzo scorso, in provincia di Livorno si sono contate 92.293 ore di cassa integrazione fra gli impiegati. Oltre il triplo rispetto allo stesso mese del 2010. E un'infinità di volte in più se andiamo indietro con lo sguardo anche solo di pochi anni: appena 35 nel 2007, non più di 28 nel 2006. Fino a pochissimo tempo fa, per chi lavora in ufficio non faceva parte dell'orizzonte di vita la possibilità di finire in cassa integrazione. Basta tornare indietro di quattro anni per vedere che il 99,85% della "cassa" riguardava le tute blu operaie e stop. Adesso no: un'ora su sei riguarda l'area impiegatizia. L'effetto choc è talmente forte che l'ultimo dato disponibile racconta un balzo del 38,2% a confronto di appena trenta giorni prima. E' probabile però che, qui da noi, finora si siano visti solo i primi passi di questa polveriera sociale: in provincia di Livorno i "colletti bianchi" rappresentano il 17,4% dei cassaintegrati, nel resto d'Italia si supera il 25%. Comunque sia, è difficile pensare di aver svoltato l'angolo. L'ultimissima fotografia della congiuntura manifatturiera fatta dal Centro studi Cciaa racconta il brusco stop della ripresa post-crisi: da ottobre a dicembre scorsi la produzione è tornata in negativo (meno 4,5%), non accadeva dai giorni più bui dell'autunno 2009. L'ottimismo non possiamo cercarlo nei numeri? Non resta che costruirselo con un sussulto: è lo scossone che chiede a gran voce la nostra economia. E le persone in carne e ossa, sogni e bisogni, che ne sono il motore.
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