Il Tirreno

Livorno

Quante guerre dentro i partiti

Fausto Bonsignori e, a destra, Giorgio Kutufà
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Fausto Bonsignori e, a destra, Giorgio Kutufà

La Provincia come Beirut: ecco la mappa delle faide interne

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LIVORNO. L'opposizione fa il proprio mestiere se negli scontri-clou promette alla maggioranza di rendere le sedute «un Vietnam». A Palazzo Granducale no, sarebbe un paragone improprio: in Provincia o c'è un clima da tè e pasticcini alle cinque della sera o il raffronto è soprattutto con Beirut. Non si sa chi siano gli amici e i nemici, i cecchini sono in agguato ovunque. Altro che la Saigon dei vietcong: lì gli schieramenti erano chiari, qui sono una incognita quotidiana. Per chiunque. Duello su Bonsignori. Nella corona di "spine" del presidente Giorgio Kutufà, la prima dell'elenco potrebbe benissimo essere il contenzioso aperto da Sinistra ecologia libertà (Sel). Il vicepresidente Fausto Bonsignori è stato sì eletto sotto il simbolo di Sel facendo il pienone di voti a San Vincenzo ma vi era entrato provenendo dai socialisti: presto fra questi ultimi e i "vendoliani" le strade si sono divise.  Bonsignori è rimasto in sella come numero due di Palazzo Granducale (e deleghe a istruzione, cultura e sport) ma Sel si sente tagliata fuori perché ormai con Bonsignori ha poco a che vedere. Risultato: da più di un anno lo schieramento di Nichi Vendola ripete che Kutufà deve risolvere il problema e lui, secondo la vecchia scuola democristiana, cerca di fare lo slalom fra un ultimatum e l'altro. Dal porto all'autostrada. Ma Kutufà ha un fronte aperto anche con il suo partito: il Pd. Nella scorsa legislatura il gruppo consiliare andò per la sua strada sul toto-nomine relativo alla poltronissima della Autorità Portuale, adesso una delle rogne è il caso Autostrada. Sotto i riflettori l'annuncio della società realizzatrice di non aver più intenzione di realizzare il completamento della Variante Aurelia fino a Chioma, dopo che le iper-forbiciate del governo hanno costretto a rimodulare i piani finanziari.  Il Pd è stretto in una morsa: da un lato, c'è la voglia di dichiarare guerra contro una simile ipotesi; dall'altro, c'è il pragmatico feeling fra l'area filo-Matteoli e settori di provenienza dalemiana che cerca altre strade. Risultato: Piombino conta in casa Pd su Manciulli (segretario regionale) e Tortolini (responsabile infrastrutture) e porta a casa una corsia preferenziale per risolvere i propri guai di grande viabilità in direzione porto, Livorno solo promesse. Con un doppio episodio da leggere nel dietro le quinte: prima un comunicato del partito rimangiato in tutta fretta perché, dicono le malelingue, Kutufà non l'aveva visto; poi un'altra nota stampa via e-mail riveduta e corretta nel giro di un pomeriggio, e anche in questo caso si sussurra che c'entrasse qualcosa il rapporto con Kutufà. Idv: il caso discarica. Vogliamo dare un'occhiata in casa dipietrista? Kutufà e i vertici Idv ce l'avevano fatta a sostituire senza troppi tsunami l'assessore Cristiano Toncelli, finito a fare il vicesindaco nel Palazzo dirimpettaio. Ma la questione discarica al Limoncino agita i sonni non solo in Comune: il capogruppo Idv Luca Bogi è anche il segretario provinciale e, dentro il suo partito, dallo scranno di Palazzo Granducale deve tener d'occhio anche quel che avviene in municipio fra i suoi compagni di partito Toncelli (vicesindaco) e Romano (capogruppo). Il Pdl va alla guerra (interna). Basta qui? Certo che no: e se la novità dell'ultim'ora è la baruffa sul difensore civico, da tempo si trascina una guerra interna neanche troppo sorda sulla discarica del Limoncino. E' il cerino in fiamme a un passo da una polveriera: lo scontro interno al Pdl sarà anche più evidente in consiglio comunale (con due gruppi nati dalla stessa lista che si menano di santa ragione), ma non è un segreto per nessuno che Matteoli veda di buon occhio i rifiuti al Limoncino mentre alcuni settori del suo partito, giustappunto anche dai banchi della Provincia, avevano strizzato l'occhio alla protesta anti-discarica. Lo zigzag fra le debolezze. In una situazione del genere l'unica chance realistica per governare è quella di star fermi: mediazioni all'infinito e un pignolo racimolare debolezze altrui. Negli ultimi mesi, a guardare una volta oltre la siepe ci ha provato la mossa di Kutufà sull'autostrada per inventare qualcosa in grado di riaprire un match in cui l'arbitro ha già fischiato la fine. In effetti, finora ha valso solo qualche titolo sulla stampa locale e un gran trillare di telefonini.

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di Redazione web