Il Tirreno

Livorno

La madre: «Angosciato dal precariato»

Lo aspettavano a pranzo ma al cellulare non rispondeva

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 LIVORNO. «Mio figlio avrebbe voluto denunciare a tutti il dramma dei giovani, quello del lavoro. Il suo dolore è comune a tanti ragazzi che non riescono a sistemarsi e a vivere serenamente». Sconvolta dalla sofferenza, ma lucida. A poche ore dalla tragedia, la mamma di Gabriele sintetizza in poche, ma incisive parole il tormento di suo figlio, che a 30 anni ha deciso di farla finita, dilaniato nell'animo dalla precarietà.  Gabriele viveva con i genitori in zona ospedale. Lavorava in una ditta nazionale che ha una sede in città, che però da tempo è in crisi. Per questo lui con altri colleghi tre settimane fa era stato messo in cassa integrazione dall'azienda. E lui temeva di essere licenziato. La sua paura era vedere andare in fumo anni di studio, di investimento personale su stesso e sul suo futuro. Il giovane era fidanzato e credeva nella famiglia, che voleva costruire nella serenità e nella certezza di un lavoro sicuro.  I suoi genitori ieri lo aspettavano per pranzo. Ma lui era uscito proprio intorno alle 13. Cosa che aveva destato sospetto. Jeans e felpa nera, Gabriele ha parcheggiato il suo Honda Sh vicino al passaggio al livello. Poi ha percorso qualche metro a piedi. Uno dei macchinisti dell'Eurostar l'ha visto attraversare i binari.  All'inizio è stato difficile identificarlo perché non aveva i documenti con sé. Gli agenti della polizia ferroviaria sono risaliti al giovane ingegnere grazie alla targa del motorino, che era intestatato a lui. Poi, gli agenti hanno contattato la famiglia attraverso il cellulare del trentenne. Nella memoria delle chiamate hanno trovato i numeri dei genitori. E proprio al babbo Gabriele aveva fatto l'ultima telefonata.  Nel pomeriggio la salma è stata rimossa dai binari dalla Misericordia e portata ai Lupi. L.L.

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