Il Tirreno

Livorno

Assessore negli anni’60, ha scritto numerosi libri per raccontare i lati meno noti della “sua” Livorno

Si è spento Vittorio Marchi

Vittorio Marchi
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Vittorio Marchi

Giornalista di razza fra porto, giornali, radio e storia della città

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LIVORNO. Ha passato una vita intera a raccontare la "sua" Livorno con piglio sanguigno, labronico doc: l'ha fatto in una sfilza di libri, di articoli di giornale, di trasmissioni radiofoniche e, alla fine, Vittorio Marchi ha voluto andarsene in silenzio. Figlio del romanziere Riccardo e nipote di esponenti garibaldini, era una delle "firme" del giornalismo livornese: l'epopea postbellica racconta il suo ingresso al Tirreno insieme alle jeep Usa. Ma è stato anche uomo politico e amministratore: assessore negli anni sessanta. La sua voce è stata un appuntamento fisso per gli ascoltatori di Radio Flash, i suoi corsivi sui problemi portuali hanno tenuto banco per lungo tempo sulla "Gazzetta marittima", ma forse è soprattutto per i suoi libri che il pubblico livornese è stato condotto per mano negli angolini più nascosti della nostra memoria storica collettiva. Basti ricordare le "Controstorie della città di frontiera" che passava ai raggi x la Livorno dall'Ottocento in poi; la guida cittadina che ha accompagnato la prima riscoperta delle bellezze architettoniche delal città; i volumi sulla storia del Cantiere o degli spedizionieri oppure il libro-intervista in tandem con l'industriale Ernesto Laviosa, le pubblicazioni sul bagitto ebraico-labronico, sul fotografo Miniati, sui "misteri" targati Livorno, sul movimento cooperativo.

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