Il Tirreno

Livorno

Identikit amaranto nell'era del web

Come siamo, come eravamo: cuore e salmastro ma anche voglia di fuggire i cliché

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 LIVORNO. Difficile trovare qualcuno più attaccato di noi al proprio scoglio: che, detto per inciso, è da interpretare qui, alle nostre latitudini, come radici, memoria, immaginario. E varrà pure qualcosa se la simbologia si porta appresso pure l'idea di un macigno. Nessun presidente della Repubblica ha rivendicato con orgoglio le proprie origini quanto Carlo Azeglio Ciampi, che peraltro ha un'anima british più che ponciaiola.  La controprova la offre il backstage dei tanti messaggi che transitano dal sito web del nostro giornale: lo raccontano le e-mail che arrivano in redazione da chissà dove - foss'anche gli antipodi sul mappamondo - per ribadire che le pagine internet del Tirreno sono diventate il legame con l'aria di casa, dalla quale ci si è allontanati per rincorrere un lavoro che dia soddisfazione o una facoltà universitaria che apra le porte del mondo. Basta ascoltare la voce web di "Fede 2009" e di "Michela85027".  E' accaduto anche quando abbiamo messo sulla rampa di lancio una discussione su cosa, nell'era del web, sia l'identikit che ci contraddistingue. Ovviamente senza prosopopea né voglia di prendersi troppo sul serio: "Non sei livornese se...". Quasi una definizione al contrario: d'altronde, i modelli di costruzione linguistica del livornese doc sono quasi sempre declinabili in forme di paradosso, talvolta rocambolesche a furia di negazioni che affermano o viceversa.  Ne è saltata fuori una carrellata di spunti: una autoraffigurazione che non si schioda da folklore e bozzettismo? In parte sì, ma solo se si resta a galleggiare sulla superficie. Anzi, al tempo della competizione globalizzata in cui è una fabbrica polacca a farti chiudere uno stabilimento in via Enriques, c'è da chiedersi se la nostra anti-competitività da "cicale" così poco aziendalistiche non sia oggi l'emblema del nostro declino dolce, che si arrangia a tener più o meno alto il tenore dei consumi "divorando" quel che hanno accumulato le generazioni precedenti: l'eredità del nonno, la pensione dell'anziano genitore...  Resta nel dna una sorta di ribellismo, che pure - anche negli anni più bui del consenso al regime fascista (e delle folle tanto alle adunate nere sul Voltone che alle abbuffate in piazza organizzate dai Ciano) - ha fatto vivere episodi di contestazione altrove impensabili: come la bandiera rossa sul Comune nero, come le scritte antifasciste sui muri delle fabbriche.  Sono quelle le radici che cerca di evocare chi sta stretto nello stato di cose presente. "Ceciliachiara1957", nel suo messaggio su cosa siamo e cosa eravamo, dice che «non siamo più livornesi, non abbiamo la grinta di lottare e di ribellarci», ci consoliamo raccontando a noi stessi che siamo tanto simpatici, e invece non siamo più neanche quello. Anche il messaggio a firma "Libertariomarini" segnala che lo spirito livornese «non esiste più» e ne data la scomparsa a partire da quando, in nome del politicamente corretto, ci siamo vergognati di mettere in mostra il simbolo dei Quattro Mori. Bastiancontrari anche secondo "Fresdav": «Repubblicano sotto i Savoia, socialista prima del '21, comunista dopo e un po' anarchico da sempre: siamo livornesi perché sotto nomi mutevoli siamo sempre stati coerentemente ribelli». E c'è chi, come "Ricar07", indica nei cromosomi labronici il senso d'appartenenza alla storia comunista.  Invece "40mori" disegna una variazione sul tema classico "Meglio disoccupati all'Ardenza che cavalieri a Milano": «Sei livornese se hai capito che l'essenza della vita non è lavorare come un mulo per stare un gradino sopra i tuoi colleghi, non è tramare e fare sgambetti a destra e sinistra senza rendersi conto che sei solo un burattino nelle mani del padrone o del tuo capo...» e via dicendo.  Salmastro, generosità, cuore, eccetera. Ma la forza del cliché rischia di essere anche il limite. Lo dice "Aanaiss" che condivide «solo in parte» tutto questo nastro di immagini. «Non sei livornese se non hai il mare dentro questo sì, se non sei schietto e diretto sempre e magari se non sei generoso, il livornese lo è, ma nel resto dell'identikit anche se letto in chiave ironica io non mi ci riconosco».

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