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«Da Livorno seimila fughe verso Pisa, ora basta con la concorrenza sleale»
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Paolo Camelli sindacalista Uil Camelli (Uil): «Spendiamo 18,7 milioni ogni anno L'azienda ospedaliera condivida competenze e tecnologie»
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LIVORNO. «La Regione dovrebbe impedire che l'azienda ospedaliera pisana faccia concorrenza sleale a quelle limitrofe, soprattutto all'Asl livornese». Lo chiede Paolo Camelli, segretario Uil, per tamponare l'emorragia di malati che, pur vivendo nel territorio livornese decidono di farsi curare a Pisa. Una proposta che i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), hanno fatto nei giorni scorsi in Regione, durante la quarta commissione (sanità). «Il problema delle fughe deve essere affrontato - dice Camelli - perché implica per la nostra Asl una grossa perdita economica». Camelli snocciola numeri. «Ogni anno - spiega - l'Asl 6 perde 16mila prestazioni sanitarie, il 70 per cento delle quali confluiscono nell'azienda ospedaliera di Pisa». La zona dove percentualmente le fughe verso Pisa sono più accentuate è quella livornese. Per l'anno 2010 le persone che hanno lasciato Livorno per curarsi altrove sono state 9112. Di questo totale il 65% (5952 persone) ha deciso di curarsi a Pisa. Fughe che all'Asl 6, solo l'anno scorso, sono costate 18,7 milioni di euro. «È chiaro - dice Camelli - che questa delle fughe è la priorità assoluta che l'Asl 6 deve affrontare. Anche perché deve preoccupare il fatto che i cittadini non vanno a curarsi a Pisa per prestazioni sanitarie specifiche, che a Livorno non potrebbero essere erogate. No, le persone vanno altrove per prestazioni di primo e secondo livello, che l'ospedale cittadino è assolutamente in grado di fornire. Invece a Pisa si dovrebbe andare solo per interventi di terzo livello, ossia più complessi». Insomma è chiaro che i cittadini abbandonano l'Asl 6 non perché le sue strutture sanitarie non riescono a mettere a disposizione certe tipologie di prestazioni, ma perché preferiscono l'azienda pisana. E allora, secondo l'ipotesi di Cgil-Cisl-Uil, dovrebbe essere proprio l'Azienda ospedaliera pisana ad arginare questa emorragia dai territori limitrofi. «C'è un problema di dimensioni delle equipé professionali - prosegue Camelli -, Pisa ha l'Università e quindi drena pazienti ai territori vicini. I professionisti che insegnano e fanno ricerca a Pisa magari abitano altrove e fanno da traino per i cittadini dei loro territori, che lasciano le Asl a cui appartengono per seguirli verso le strutture di Pisa». Secondo i sindacati così facendo l'Azienda sanitaria di Pisa tiene un comportamento che definisce di «concorrenza sleale, invece Pisa dovrebbe mettere a disposizione di tutta l'Area vasta il suo sapere medico e le sue tecnologie». E non è tutto, perché secondo il sindacalista, che con gli altri rappresentati delle sigle confederali ha espresso questa richiesta alla Regione, dovrebbe essere anche lo stesso ente regionale ad "arginare" la capacità attrattiva del soggetto pisano. Come? «Per le prestazioni sanitarie di primo e secondo livello -conclude - che arrivano a Pisa da territori in grado di curare quelle patologie, come l'Asl livornese, la Regione non dovrebbe pagare all'Azienda ospedaliera pisana la prestazione intera, ma invece la metà. Così si spezzerebbe una consuetudine». (a.c.)
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