Il Tirreno

Livorno

Porti da ripensare dopo la crisi Darsena Europa sovradimensionata

Vladimiro Mannocci, direttore nazionale Ancip

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 I lavoratori del porto e le loro organizzazioni sindacali hanno denunciato la distanza fra la loro percezione della crisi e l'attenzione della città su questi problemi e sulle soluzioni per risolverli. I sindacati locali hanno da tempo lanciato questo allarme ma le loro considerazioni non hanno purtroppo trovato molto ascolto. Quando veniva paventato il rischio ad un ritorno al "porto dei pollai", quando veniva evidenziato che certe scelte avrebbero indebolito la strutturalità e la qualità delle imprese si è fatto "orecchie da mercante". Il rispetto delle regole del mercato è una precondizione per uscire dalla crisi e rafforzare i fattori di competitività delle imprese ed evitare che forme di "concorrenza sleale" interna al porto diventino patologie. Ora occorre guardare avanti e puntare ad innovare i processi organizzativi delle imprese e del porto. La crisi ha cambiato strutturalmente il settore dello shipping e della portualità. Ciò impone nuovi modelli di governance anche a livello di programmazione territoriale. A livello nazionale se si escludono i porti di transhipment si movimentano circa 5 milioni teu. I progetti esistenti nei vari porti italiani, se realizzati, creerebbero un'offerta di infrastrutture capace di movimentare 37 milioni di teu. Le previsioni attendibili sono concordi sul fatto che in Italia potranno essere movimentati entro 2024 circa 15 milioni di teu. Questo elemento dà il senso dell'approssimazione con la quale si attuano gli indirizzi di programmazione a livello nazionale e territoriale. E' un'eresia affermare che la Darsena Europa, ideata per movimentare tre milioni di teus, sia sovradimensionata anche rispetto alle migliori aspettative di sviluppo di questo settore a Livorno? Paradossalmente, una fase come quella attuale che sembra segnata dalla fine dell'espansione del gigantismo navale, apre per i porti gateway problemi di adeguamento per poter accogliere e servire navi portacontenitori di dimensioni sempre maggiori.  Questo fenomeno è comprensibile con la riorganizzazione delle flotte fullcontainers che vedono proprio in questa fase di crisi accelerare l'impiego di navi "madri", che prima utilizzate per il transhipping, in rotte dirette verso porti di destinazione finale proprio come quello livornese. Per questo motivo è necessario accelerare progetti di adeguamento infrastrutturale a breve termine.

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