Gioco
«Stanza sigillata, Crocchi mi chiese le chiavi»
Porto 2000, impiegato inguaia l'ex direttore. La replica: ha capito male
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LIVORNO. «Bruno Crocchi mi chiese le chiavi della stanza sigillata dove la Guardia di Finanza aveva raccolto i documenti presi alla Porto 2000 e poi, quando me le rese, mi disse di stare tranquillo, che era stato fatto un bel lavoretto». Ecco uno dei passaggi salienti della deposizione di Luca Piccini, contabile della Porto 2000, che ha testimoniato insieme alla collega Rossella Gambogi nell'udienza contro l'ex direttore accusato insieme ad altri 25 imputati per le fatture false pagate dalla società sotto la presidenza di Bruno Lenzi. Piccini ha risposto alle domande del pm Massimo Mannucci sulla ricostruzione di quanto sarebbe avvenuto dopo l'ispezione della Finanza alla Porto 2000, quando i militari, dopo aver raccolto il materiale documentale in una stanza, la chiusero a chiave e apposero i sigilli, e in seguito si accorsero che era sparito un documento. Piccini ha spiegato che i militari si allontanarono per la pausa pranzo e gli consegnarono la chiave. Subito dopo arrivò un ordine di servizio ai dipendenti di lasciare la sede: Crocchi cercò di fare uscire anche Piccini, che era rimasto a lavorare, invitandolo a pranzo, e insistendo per avere la chiave. Piccini ha poi riferito la frase che Crocchi gli avrebbe detto quando volle restituirgli la chiave, chiave che lui non voleva riprendere, cosa che provocò la reprimenda del direttore. Poi sia Piccini che la Gambogi hanno confermato che Crocchi firmava molte disposizioni di pagamento per le fatture che sono oggetto del processo, e riconosciuto i visti per il pagamento apposti dal direttore a diverse fatture della ditta Parlagreco mostrate dall'avvocato di parte civile, Paolo Bassano. Da segnalare infine che Piccini ha anche risposto ad una domanda del pm su chi fosse il "Tanacchino" che compare in alcune intercettazioni telefoniche, spiegando che con questo soprannome era conosciuto Gianluca Dani, ex magazziniere della Porto 2000. Alla fine dell'udienza ha preso la parola lo stesso Crocchi, che ha spiegato che Piccini ha capito male le sue parole quando gli riconsegnò la chiave: «Volevo solo dirgli che era tutto a posto nel senso che i sigilli non erano stati violati».
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