Il Tirreno

Livorno

Il salotto come ufficio Impiegata della Provincia lavora da casa

Jimmy Morrone
Nunzia Langella alla postazione di lavoro di casa
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Nunzia Langella alla postazione di lavoro di casa

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 LIVORNO. Il sogno di ognuno di noi è diventato realtà: lavorare da casa, comodi, seduti in poltrona. A Palazzo Granducale è crollato un tabù. La sperimentazione - la prima in Toscana, se si esclude un test pilota della Regione - è partita un mese e mezzo fa con Nunzia Langella, impiegata amministrativa dell'ufficio protocollo che, per motivi personali, ha chiesto e ottenuto la facoltà di operare all'interno delle mura domestiche. Nell'appartamento, i tecnici della Provincia hanno allestito una piccola succursale dotata di apparecchiature elettroniche concesse in comodato gratuito. Pc collegato tramite intranet al sistema centrale, posta elettronica certificata, telefono, stampante e materiale di servizio. Niente liti in ufficio, faticosi e inquinanti spostamenti nel traffico all'ora di punta. E il salario resta immutato. Gli altri vantaggi? Flessibilità organizzativa e addio all'odiato cartellino da timbrare, sempre mantenendo le ore previste dal contratto (in questo caso, 36). Ovvio però che per «telelavorare» bisogna possedere determinati requisiti. Due su tutti: trovarsi molto lontani dalla sede, o dimostrare comprovati impedimenti nella sfera familiare, ad esempio il bisogno di assistere persone malate.  Il telelavoro è un metodo di delocalizzazione del lavoro previsto dalla legge e molto sfruttato all'estero. La dipendente e la Provincia hanno sottoscritto un disciplinare reciproco, quadro di riferimento in progetti simili: per l'impiegata resta ferma la necessità di andare in ufficio una volta a settimana e garantire una fascia di reperibilità giornaliera. Senza il badge, i tempi di lavoro sono stimati attraverso le comunicazioni effettuate tramite email, telefono e l'ora di archiviazione della documentazione. E a fine turno, obbligatorio stilare una breve relazione dell'attività svolta. «Il telelavoro, laddove attuabile, modernizza e rende meno stressati i dipendenti - sostiene Simena Bisti, assessore al personale della Provincia molto favorevole all'iniziativa - inoltre migliora l'offerta al pubblico e la qualità dei servizi. In più alleggeriamo gli spazi in Provincia, annulliamo pause e tempi morti, decongestioniamo il traffico contribuendo a una viabilità migliore».  E in Provincia hanno subito fiutato l'opportunità. Almeno altri cinque dipendenti hanno subito chiesto informazioni... Il lavoro a domicilio è però un dono che non tutti possono ricevere, causa evidenti ragioni di presenza (impiegati allo sportello) o per mancanza dei requisiti cardine. Inoltre l'ente non potrà mai superare una determinata percentuale di «telelavoratori». «Siamo alle battute iniziali del progetto, per ora sta funzionando bene ma solo al termine della sperimentazione valuteremo i risultati ottenuti in ambito produttivo e decideremo se prolungare o meno l'esperienza», spiega la responsabile dell'unità Affari generali, Paola Meneganti. Il rischio è quello di frammentare il lavoro complessivo. Per evitare la parcellizzazione è prevista una moltiplicazione delle riunioni periodiche, così da fare il punto della situazione e non far sentire troppo sola l'impiegata. Finito l'incontro poi, di corsa a casa. A lavorare.

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di Redazione web