Gioco
«Così riesco a star dietro alla famiglia»
Un marito da assistere, i figli: parla la dipendente
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LIVORNO. «Mi creda, è tutta un'altra vita: devo assistere ogni giorno mio marito e dalla Provincia avevo urgente necessità di ottenere maggiore flessibilità. Senza il telelavoro sarei persa...». Nunzia Langella, cinquantatre anni, parla dall'ufficio, anzi dalla propria abitazione. Che poi è la stessa cosa. Nell'appartamento di via dell'Accademia Labronica sono le 12.30 di un mercoledì qualunque. L'impiegata è nella sua residenza lavorativa dove assiste il coniuge. «Purtroppo ho questo impegno e nessun altro può provvedere - dice - Le ore comunque le recupero tutte, con la Provincia i rapporti sono chiari e ci atteniamo al disciplinare con correttezza». Accanto a fornelli, panni da stirare e liste della spesa, spuntano le pratiche da protocollare. E' tempo di preparare il pranzo, prima però bisogna archiviare una lettera. Affetti e doveri che si fondono in un unico momento della giornata. Ma come nasce l'idea di domandare l'autorizzazione al lavoro domiciliare? «Grazie a internet», risponde la signora Langella, «mi sono detta che così non potevo continuare. In rete ho reperito le informazioni del caso e ho inviato una richiesta al dirigente del personale. La proposta è stata accolta e in tempi rapidissimi il mio studio è diventato un ufficio della Provincia». Qualche settimana di formazione (la donna era impiegata in un altro settore), e poi il 1º marzo ecco il via ufficiale al progetto. Il test durerà fino al 31 dicembre. «Poi mi auguro che venga rinnovato - sorride - ho anche due figli di 21 e 16 anni a cui badare e la famiglia rimane comunque la priorità». E i colleghi? Qualcuno nei corridoi di Palazzo Granducale avrà avuto da ridire. Già ci immaginiamo le battute e le lamentele... «Ma no, anzi spero che la mia prova sia positiva e dia origine a un percorso da condividere con altri dipendenti. Io, vi assicuro, sto mettendo lo stesso impegno che impiegavo in ufficio». Forse però, una vita tutta casa&casa, alla lunga potrebbe rivelarsi noiosa. «Ah no - ribatte lei - a parte qualche giorno, poi il vecchio luogo di lavoro non mi manca per niente. Meglio lavorare in famiglia e avere attorno i miei cari...». J.M.
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