Il Tirreno

Livorno

«Demolire le verande? E' una vergogna»

Anna Cecchini
Tavolini e sedie arrivano fino al viale d’accesso dell’acquario
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Tavolini e sedie arrivano fino al viale d’accesso dell’acquario

La rabbia dei gestori. E gli avvocati chiamano in causa la Soprintendenza: «Faccia chiarezza»

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LIVORNO. Il vero problema è capire una volta per tutte che tipo di strutture possono essere realizzate davanti alle baracchine. Il Comune ha detto che le verande devono essere tutte rimosse, ma i gestori non ci stanno. «Solo due parole, una vergogna», sbotta Christian Mauri, dell'omonimo chalet.  Così i titolari fanno parlare i loro legali. Mauro Vivaldi, che insieme al collega Agostinelli (penalista) segue le vicende amministrative di tre Baracchine (Zanzibar, Mauri e Alpe) relativamente al problema della costruzione delle verande, spiega che ora la palla passa nelle mani della Soprintendenza. 

«Solo loro - dice Vivaldi - possono spiegare quali coperture sono consentite». Perché secondo Vivaldi l'intenzione del Comune è quella di trovare un accordo con tutti i titolari dei locali sul lungomare - non solo con i suoi assistiti - in modo da risolvere la vicenda. «Da oltre un anno - spiega - ci siamo confrontiamo con il Comune per preparare un progetto condiviso. Su viale Italia ci sono pesanti vincoli paesaggistici e solo la Sovrintendenza può decidere che tipo di strutture si possono edificare». In pratica, secondo gli avvocati delle tre baracchine, «nel costruire quelle verande non c'è stata alcuna volontà di perpetrare un danno». 

«I gestori - prosegue Vivaldi - hanno l'autorizzazione del Comune a occupare gli spazi esterni fino ai pali di ferro. Nessuno ha mai chiarito in che modo doveva essere occupata questa superficie, quindi i titolari dei locali hanno sistemato le coperture che poi sono state contestate come abuso edilizio». A ricostruire i motivi che hanno portato all'installazione delle verande che adesso il Comune vuole siano rimosse è Francesco Agostinelli, l'avvocato che i gestori delle stesse tre baracchine hanno incaricato di occuparsi dei procedimenti penali a loro carico. 

«È vero - dice Agostinelli - che il disciplinare per l'occupazione del suolo pubblico prevede strutture diverse, ma le quelle previste dal Comune (semplici tende, ndr) non solo avrebbero impedito il corretto esercizio dell'attività di somministrazione ma non avrebbero garantirto l'incolumità di clienti e passanti, visto che quella zona spesso è esposta a forte vento e mareggiate. Abbiamo sostenuto e sosterremo che la necessità di realizzare opere precarie è nata per consentire la somministrazione di cibi e bevande durante l'inverno, autorizzata dal Comune e indispensabile per permettere ai gestori un incasso proporzionato al canone che pagano, dato che lo spazio interno alle baracchine era ed è angusto».

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