La manifestazione
Un testamento contro Spil
Roberto Olivato
Alloggi nella palazzina contro le volontà della contessa
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LIVORNO. Corso Mazzini 119: fervono i lavori alla palazzina della Spil, dove fino a qualche anno fa avevano sede le associazioni combattentistiche cittadine. Poi furono sfrattate, proprio per consentire alla proprietà di avviare i lavori di trasformazione dell'edificio. Lavori che però, secondo le associazioni, non potevano essere fatti. L'immobile fu donato con il vincolo che rimanesse a scopo sociale. E' quello che sostengono, da anni, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, come Luca Bilanceri, presidente dell'associazione dell'Arma di Cavalleria. Che oggi, avviati i lavori, ribadiscono come questi siano contrari alle volontà della nobildonna che donò l'immobile nel lontano 1956. Le associazioni degli ex-combattenti esibiscono infatti una copia del legato testamentario (riprodotto a fianco) scritto dalla contessa Velia Vignali vedova Porcelli e datato 23 maggio 1956. Un atto con la quale la proprietaria disponeva la donazione di alcuni beni immobili. Tra questi la palazzina di corso Mazzini al numero civico 119, destinata all'Istituto per la prevenzione delle malattie infantili "Santa Famiglia" costituito con regio decreto 496 il 9 luglio 1931 e voluto dal padre della contessa. Con lo scioglimento dell'Istituto, nel 1996, l'immobile è stato conferito al Comune e, nel 2001, da questo alla Spil, che ne è tuttora proprietaria. «Ora - riprende Bilancieri - la volontà testamentaria parlava di fini sociali. Se questo non fosse sufficiente chiaro, basta leggere quello che affermò il Consiglio Regionale Toscano con il provvedimento 281/1996 del 19 febbraio 1996 che dispose le chiusura dell'Istituto Santa Famiglia e il trasferimento dei beni al Comune. Sottolineando «come l'uso di tali beni fosse 'gravato da vincolo di destinazione d'uso sociale', quale era la volontà della contessa Porcelli». Una destinazione che è cessata nel 2007, con lo sfratto delle associazioni combattentistiche. «Lo sfratto che subimmo quali associazioni d'arma fu improprio, perchè quei numeri civici di corso Mazzini erano destinati esclusivamente ad uso sociale. Ma ancor più sbagliata fu la cessione di quegli immobili alla Spil, che ora li trasformerà in appartamenti, venendo così meno non solo alla volontà della contessa, ma contravvenendo alle disposizioni del Consiglio Regionale Toscano che correttamente, nel passaggio all'amministrazione comunale, ribadì il vincolo della destinazione ad uso sociale e non certo alla costruzione e vendita di appartamenti». Una via d'uscita, a ben vedere, c'era: «Se una volta estromesse le associazioni, fosse stato aperto un asilo od una casa di cura, non ci sarebbe stato nulla da eccepire, perché sarebbe stato salvaguardato l'aspetto sociale, ma gli appartamenti no». Una scelta che contesta anche Paolo Gangemi dell'Unione Inquilini, che al momento del passaggio degli immobili a Spil era consigliere comunale di Rifondazione Comunista. «E' stato sottratto un immobile al patrimonio sociale e dunque sarebbe giusto che questo edificio tornasse al Comune come indennizzo per la scelta compiuta nel 2001». Polemiche superate, per il presidente di Spil Riccardo Vitti. Che sottolinea la piena regolarità di tutte le procedure seguite, come la concessione edilizia rilasciata il 5 maggio 2010.
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