LANALISI
Tende, luci e arredi diversi: qui ognuno fa come vuole
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. A Pisa, in alcune vie del centro, le tende dei negozi (che siano bar o boutique all'ultimo grido) devono essere tutte rosso mattone. Mattone, e non pomodoro o porpora. Vietato sgarrare: il Comune non rilascia i permessi. Per via Grande l'amministrazione livornese sta cercando di fare lo stesso: un "pensiero in grande", per evitare di vedere tavoli e sedie tutti diversi, tende multicolore, cestini improvvisati. Insomma, il senso del fai da te, fuori da un progetto turistico di città. Ma perché per il viale Italia - che sarebbe eccome il biglietto da visita, anzi la cartolina, di Livorno - non è mai stato applicato niente del genere? Primo sguardo al lungomare, provando a entrare negli occhi di chi ci capita per la prima volta, magari per partecipare al Tan: esistono sei strutture aperte solo a metà (i piani alti sono «nati male», come ripetono i gestori), una è chiusa e in preda all'abbandono da mesi (anche se questo quel turista non lo saprebbe), gli arredi sono tutti diversi. Più o meno fantasiosi e ricercati: come i delfini che accompagnano l'ingresso dell'omonimo ristorante o le suggestive luci a fiammella di Alpe. Ma tutti diversi. Perfino le tende non sono dello stesso colore. L'unica cosa certa è che, da regolamento comunale, le luci extra non potrebbero essere piantate sulle pietre del pavimento (anche quelle un po' acciaccate come i piani alti e i contatori esterni di acqua e gas) ed eventuali insegne dovrebbero essere un metro per un metro e scure. Il resto del regolamento - guardandosi intorno - sembra ancora in costruzione: eppure i primi chalet sono stati inaugurati alla fine nel 2003...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google