Sicurezza
Musica e parole per non dimenticare
Valeria Cappelletti
◗
Le persone hanno lanciato in mare alcune rose L'associazione 10 aprile presenta una serie di iniziative
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Ancora tante domande irrisolte, tanti perché ai quali nessuno ha saputo rispondere. A distanza di 20 anni dal disastro del Moby Prince, nel quale morirono 140 persone, i familiari delle vittime chiedono di conoscere la verità, ancora più che avere giustizia. Per mantenere vivo il ricordo di quella notte del 1991, Angelo e Luchino Chessa, figli del comandante del Moby Prince deceduto nel rogo e fondatori dell'Associazione 10 Aprile, hanno presentato ieri mattina una serie di iniziative. Insieme a loro, presso uno studio legale cittadino, erano presenti gli artisti, alcuni familiari delle vittime e gli avvocati che seguono la vicenda. Dallo spettacolo teatrale "Moby 451", prodotto da Alessandra Bianchi, regia di Elena Lah, andato in scena sabato al Nuovo Teatro delle Commedie e che verrà proposto anche a Genova, Trieste, Napoli e poi di nuovo a Livorno; alla canzone "L'ultimo viaggio del Moby Prince" del cantautore Pietro Coccioli e Domenico Castaldi, nei negozi da ieri, e il cui ricavato andrà in parte all'Associazione 10 Aprile. E ancora tanti libri che affrontano la vicenda: "Il vento porta farfalle e neve" di Francesco Aloe, "Moby Prince. Un caso ancora aperto" di Enrico Fedrighini, "1994" di Luigi Grimaldi e il fumetto in stile giornalismo di inchiesta "La notte dei fuochi" di Andrea Vivaldo. Stili diversi, musica, teatro, fumetto e letteratura ma con un obiettivo comune: «Unire tutte le risorse per diffondere il più possibile la storia di questa vicenda - ha detto Elena Lah - soprattutto nelle giovani generazioni che non sono a conoscenza di quanto accaduto». Un modo per rompere un silenzio sempre più forte che: «Arriva anche dagli organi di stampa nazionali - ha detto Angelo Chessa - questa vicenda è stata completamente dimenticata nonostante sia una tra le tragedie più gravi del secondo dopoguerra. Un silenzio che porta a far dimenticare la storia anche agli stessi italiani». «Non abbiamo avuto alcun appoggio da parte delle istituzioni - ha rincarato Luchino Chessa - né dalla giustizia. Siamo familiari, ma anche cittadini italiani e vogliamo la verità». Una verità piena di tanti interrogativi, a cominciare dalla posizione dell'Agip Abruzzo al momento dell'impatto con la Moby, ne sono state indicate oltre 100, alla questione nebbia se c'era o non c'era, all'unico sopralluogo dei tecnici sull'Agip Abruzzo che durò appena 20 minuti. «Sono sicuro che ci sia qualcosa che deve essere nascosto» ha concluso Angelo Chessa e l'Associazione, insieme agli avvocati, pensa a realizzare un sito internet con tutto il materiale riguardante la vicenda: dalle fotografie, ai video, fino alle registrazioni audio di quella terribile notte.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
