Gioco
Da Tanta Roba propongono di presentare un progetto comune
«Chiusura all'una e niente musica Siamo già troppo penalizzati»
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Tavoli e sedie lungo il viale Italia 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. I gestori delle baracchine che si affacciano sul viale Italia - da Christian Mauri a Marco Del Rio (di Zanzibar) fino a Riccardo Spazzini (Alpe) - lo ripetono a turno: «Senza le verande esterne non possiamo lavorare. Nel bar ci stanno pochissimi tavoli: senza una struttura extra che ripari i clienti anche in inverno e nelle giornate di vento sarebbe impossibile offrire gli stessi servizi e pagare dipendenti e affitto tutto l'anno». Ma perché non si è pensato subito a un progetto uniforme da presentare insieme al Comune alle Belle Arti? Intanto si sarebbero evitate le cause per abuso edilizio in area sottoposta a vincoli che negli ultimi giorni hanno portato a condanne in primo grado. L'affitto in alcuni casi supera i 4mila euro, compreso il pagamento del suolo pubblico. E proprio sul pagamento della Tosap il Comune ha annunciato l'arrivo di un'ondata di controlli. Il motivo è che in alcuni casi (non tutti certo) tavoli e sedie sono arrivati ben oltre il confine esterno previsto dalla concessione, che in media va dai 40 ai 120 metri quadrati. Fuori da questi confini dovrebbe scattare il pagamento extra. «Chiudiamo all'una - dice Mauri - non possiamo mettere la musica, lo spazio esterno ci fa respirare. Qui davanti, in estate, ci sono anche mille persone: dovremmo rimandarle a casa?». Ma il problema del rispetto degli spazi per molti resta. A conti fatti l'unica baracchina che non ha verande o tende considerate abusive, ma solo quattro ombrelloni per riparare i clienti dal sole e dalla pioggia è quella gestita dalla famiglia Carbonell (paninoteca Tanta Roba), nella prima piazzetta. Alessandro Carbonell non nasconde le difficoltà: «L'inverno è una tragedia. Noi abbiamo fatto il giro degli uffici comunali per trovare una soluzione: la tenda non si può mettere, il gazebo non si può mettere, la veranda idem. L'estate lavoriamo tanto: ma non si può pensare di lavorare tre mesi l'anno per coprire i debiti degli altri nove. Così ci siamo dati da fare: quando la stagione è brutta portiamo panini a domicilio». «Il punto - riprende - è che bisogna capire che l'unione fa la forza e presentare un progetto comune. Servono subito soluzioni: stando dentro a tutte le regole come nel nostro caso (e mostra il permesso ottenuto per sistemare fuori dal bar il biliardino), è davvero difficile lavorare. Guardando solo alla manutenzione queste strutture hanno già un mare di problemi».
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