Il Tirreno

Livorno

Profughi bis, ecco un'altra nave

Lara Loreti
Nordafricani a bordo di uno dei pullman in uscita dal porto. Curioso l’accostamento con lo slogan pubblicitario di una azienda del settore foto
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Nordafricani a bordo di uno dei pullman in uscita dal porto. Curioso l’accostamento con lo slogan pubblicitario di una azienda del settore foto

Quattro a Villa Morazzana, gli altri in pullman verso altre città toscane

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 LIVORNO. Viaggio della speranza, atto secondo. Sono arrivati ieri in porto altri 205 immigrati tunisini. Anche per loro "si sono aperte le acque". Anche loro sono scappati dagli orrori della guerra. Un po' come gli ebrei guidati da Mosè, in fuga dall'Egitto, nel passaggio del mar Rosso...  La nave Clodia è attraccata al Molo Italia, varco Valessini, ieri mattina alle 10.30, dopo aver fatto scalo a Civitavecchia. I profughi sono stati fatti salire su sei pullman e portati nei vari centri.  A sorpresa, quattro di loro sono stati destinati a Villa Morazzana in sostituzione di altrettanti che hanno avuto il ricongiungimento familiare e se ne sono andati.  Gli altri sono stati portati nelle altre città toscane: 32 a Stia (Arezzo), trenta a Barberino, cinque a Sesto Fiorentino, altrettanti a Firenze, quindici a Rimigliano San Vincenzo, dieci a Capannori, quaranta a Pisa San Rossore, trenta a San Piero a Grado, venti a Santa Croce e quindici a Sovicille.  Sono tutti giovanissimi: il più grande ha 35 anni e il più giovane sedici. I minori sono tre e sono stati accompagnati in un centro specializzato a Firenze. I giovani tunisini sono entrati uno a uno nei bus, rispettando alla lettera le indicazioni della polizia. A dirigere il servizio il vicario della questura Paolo Rossi e il dirigente dell'Immigrazione, Walter Delfino. Grande l'entusiasmo da parte dei profughi, giunti al porto dopo sette ore di viaggio da Civitavecchia, più altre 12 circa da Lampedusa. Man mano che i bus sfilavano verso l'uscita dal porto, i ragazzi salutavano dai finestrini, felici di intraprendere una nuova vita.  Occhi stanchi, ma pieni di speranza. I tunisini appaiono molto motivati sulla loro seconda vita in Europa e ben informati su quello che succede sulla nostra sponda del Mediterraneo.  Lo raccontano Awad, 23 anni di Alessandria di Egitto, e Najjar, 34, libanese. Sono due mediatori culturali di un'associazione romana che hanno assistito i profughi nel viaggio da Civitavecchia a Livorno. «I ragazzi ci hanno fatto molte domande su cosa li avrebbe aspettati una volta arrivati nei centri - raccontano i due giovani che vivono e lavorano a Roma - molti di loro hanno cellulari con il roaming internazionali e hanno letto i giornali europei per farsi un'idea di come erano stati accolti i loro connazionali. Parecchi hanno intenzione di andare in Francia e infatti si sono informati su quanto dista la frontiera dalle cittadine toscane dove sono stati destinati». Lo scopo principale è scappare dalla guerra civile: «Questi ragazzi sono fiduciosi nel futuro - dicono i mediatori culturali - finora per loro ci sono stati solo miglioramenti: dal loro Paese a Lampedusa passando per il viaggio in traghetto fino alla bella accoglienza che hanno avuto in quasi tutti i centri. La speranza è che non si perdano...».  Soddisfatto del servizio il dirigente dell'Immigrazione, Walter Delfino: «Tutto è andato bene e questo ci fa piacere: gli stranieri avranno a breve il permesso di soggiorno, che forse arriverà già da domani (oggi ndr). La questura si è organizzata per rilasciare i permessi elettronici per motivi umanitari e non appena ci sarà il via libera da Roma, nel giro di due ore saremo in grado di emetterli e distribuirli».

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