Il Tirreno

Livorno

Chiazza oleosa nello Scolmatore

La chiatta durante i lavori di dragaggio e le barche a secco nello Scolmatore
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La chiatta durante i lavori di dragaggio e le barche a secco nello Scolmatore

Il circolo Il Ponte critica anche i lavori di dragaggio: «L'acqua è sparita»

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 LIVORNO. Una misteriosa chiazza scura è comparsa nel primo pomeriggio di ieri nelle acque dello Scolmatore, per poi allontanarsi e disperdersi in mare. Sul posto, chiamati dai soci del circolo "Il Ponte" di Calambrone, sono arrivati i carabinieri. E successivamente i tecnici dell'Arpat, che hanno effettuato alcuni prelievi d'acqua per capire che cosa sia successo.  Va subito detto che il lato livornese del canale è vittima ormai da qualche tempo di problemi e disagi. Prima i lavori che hanno ridotto la portata d'acqua, trasformando la sponda in una spiaggia fangosa da cui affiorano una trentina di barche e diversi pesci morti.  Poi i lavori di dragaggio che, appunto, hanno provocato una grande macchia scura nell'acqua. E così è scattato l'allarme: ieri pomeriggio alcuni soci del circolo "Il Ponte" hanno avvertito i carabinieri e chiesto l'intervento dell'Arpat. «È una situazione che di giorno in giorno sta peggiorando - spiegano - e noi vogliamo capire che cosa sta realmente accadendo e se ci sono delle eventuali responsabilità da perseguire».  Secondo i soci del circolo, la ridotta portata dell'acqua è stata provocata dai lavori connessi alla realizzazione di una diga di fango. «L'acqua è sparita - dicono - e le barche sono adagiate sul fango: noi non le possiamo più utilizzare. E intanto i pesci continuano a morire».  Per quanto riguarda la chiazza scura, è sotto accusa la draga che nel canale dello Scolmatore ha creato una diga di fango da sponda a sponda che bloccherebbe decine di imbarcazioni, mentre si sarebbe formata anche una chiazza oleosa di 400 metri circa.  «Invece di caricare i fanghi dragati a bordo della chiatta - dichiara Andrea Auteri a nome dei cinquecento soci del circolo - li hanno scaricati nel canale, nell'ultimo tratto prima che sfoci in mare, creando un blocco, una diga di 70 metri di melma e argilla che va da sponda a sponda. Già avevamo problemi a muovere 25 barche perché il livello dell'acqua si è abbassato e si sono formate alcune spiaggette, ora non si può più uscire in mare e questo riguarda circa 300 imbarcazioni».  Nel pomeriggio la situazione si è aggravata. «Si è formata una chiazza d'olio di 400/500 metri che va verso il mare - afferma Auteri - È stata causata dallo spostamento dei fanghi dragati nel canale. Se li avessero caricati a bordo della chiatta non sarebbe successo. E la chiazza ha anche causato la morte di alcuni pesci». Sul posto si è recata anche l'Arpat: i tecnici hanno prelevato dei campioni d'acqua ed effettueranno degli esami. I risultati dovrebbero permettere di capire che cosa è realmente accaduto ieri pomeriggio.  Intanto la Navicelli spa replica che i lavori di dragaggio in corso sono regolari e servono per consentire la navigazione. «Noi abbiamo effettuato lo spostamento dei fanghi in alveo - spiega il presidente Giovandomenico Caridi - per garantire la navigazione, come autorizzato dalla Provincia e senza interrompere il normale flusso della navigazione e idraulico». D.S.

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