Italia
Cara Chiesa, stop agli indugi: accogliamoli noi
Strigliata di un gruppo di cattolici: «Da che parte stiamo? Più coraggio contro la guerra»
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LIVORNO. «Ma noi cristiani, cosa ci stiamo a fare, in questa società? Quale è il nostro ruolo, meglio: da che parte stiamo?». E' l'interrogativo senza se e senza me che un gruppo di esponenti di primo piano del mondo ecclesiale rivolge prima di tutto alla Chiesa, in particolare quella livornese: lo fa schierandosi con forza contro la guerra e per l'accoglienza ai profughi. E' una lunga lettera aperta firmata, fra i tanti, da diaconi come Fulvio Falleni e Mauro Giolli, esponenti Caritas come Mauro Nobili, preti come don Agostino Rotar Matir e don Flavio Rosa, dirigenti del Centro mondialità come Paolo Siani e Guido Frati. «Tra poche settimane - affermano - riempiremo Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II: ci chiediamo ma quella stessa gente, Papa, cardinali e vescovi compresi, perché non scendono in piazza per ripetere le parole che Papa Wojtyla ha usato nella sua vita riguardo alla guerra?». Idem per l'accoglienza dei migranti. I 19 firmatari segnalano che papa Benedetto XVI ha detto che «tutti fanno parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra». E aggiungono: «Per esempio perché il Papa non apre il Vaticano?». A tal riguardo ricordano l'esempio di di mons. Tonino Bello per «passare da una Chiesa "segno del potere" ad una Chiesa con il "potere dei segni"» aprendo la sua sede vescovile alle famiglie senza casa. I firmatari invitano alla Chiesa livornese di «farsi carico almeno una decina di famiglie arrivate a Lampedusa». Dove metterli? «Abbiamo, per esempio, - affermano - tante strutture ecclesiali, dalle parrocchie agli istituti religiosi, allo stesso Vescovado dove certo non mancano spazi. Sono ambienti, le cui finalità di utilizzo potrebbero essere "aggiornate" secondo le necessità. Chi ce lo vieta?». Con una sottolineatura: è difficile credere che «dieci famiglie possano essere un problema per una quarantina di parrocchie che si autotassano per mantenerli» così come non sarebbe un problema trovare volontari («noi firmatari diamo la nostra totale disponibilità»). O è così o è meglio smettere di fare tanti progetti, «chiudiamo e ricominciamo da capo».
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