Il Tirreno

Livorno

Sorridono felici: «Vogliamo stare qui»

Lara Loreti
Sono le 23.10 di ieri i migranti tunisini esultano a bordo del bus che li porta a Villa Morazzana appena scesi dalla nave
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Sono le 23.10 di ieri i migranti tunisini esultano a bordo del bus che li porta a Villa Morazzana appena scesi dalla nave

Ore 23.10, esce il primo pullman dal traghetto, i migranti salutano dai finestrini

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 LIVORNO. Svegliarsi da un incubo e ritrovarsi nella terra promessa. Cori da stadio, battiti di mano, saluti. Lo sbarco dei 306 profughi clandestini a Livorno ha la forma di un sorriso. Un sorriso grande e luminoso. «Vogliamo stare qui, viva l'Italia», dicono i giovanissimi nordafricani dai finestrini degli 8 pullman che li portano nei vari centri predisposti per loro in Toscana.  Sono tutti ragazzi dai 17 ai 25 anni. Sono scappati dalla guerra civile. Nei giorni scorsi sono sbarcati a Lampedusa, poi sono stati destinati alla Toscana. E dopo venti ore di viaggio sulla nave Superba della Grimaldi, ieri sera alle 22.30 sono sbarcati alla stazione marittima. Trenta di loro saranno ospitati a Villa Morazzana. Ad accoglierli un notevole dispiegamento di forze dell'ordine, coordinate dal vicario della questura Paolo Rossi. E all'accosto 62 della calata Sgarallino ci sono anche circa 45 volontari di Svs, Misericordia e Croce Rossa, insieme al dirigente del Dipartimento emergenze urgenza (Deu), Francesco Genovesi. Ci sono poi sindaco, prefetto, dirigenti delle forze dell'ordine e politici. Mentre fuori dal porto un gruppo di giovani espone uno striscione: "Circolazione libera per tutti".  In banchina c'è grande attesa e anche un po' di preoccupazione. E quando la Superba sbuca dietro le altre navi a terra si diffonde un gran fervore. Il mega traghetto procede lento, poi finalmente accosta e si apre il portellone. Affacciato c'è solo il personale di bordo. I tunisini sono all'interno di un locale stretto, trepidanti e desiderosi di uscire. Uno a uno, i bus entrano nella nave e caricano i ragazzi. Poi, escono uno alla volta. Il pullman più vivace è proprio quello dei trenta profughi che si fermeranno in città. Sono loro i primi ad uscire, alle 23.10. Sono giovani e vivaci, indossano giubbotti colorati, sciarpe e cappellini. Qualcuno parla al cellulare. Quasi tutti gridano di gioia e applaudono. E mandano baci. C'è chi urla: "Grazie!". E chi, facendosi capire a gesti, esclama di volere restare in Italia. Altri invece dicono di volere raggiungere Parigi. La speranza si è trasformata nell'entusiasmo di costruire una vita nuova, lontana dalla guerra. Tra mille difficoltà (non hanno documenti). Ma in un Paese solidale.  Tra i primi a salire a bordo ci sono Paolo Rossi, il dirigente dell'Anticrimine, Walter Delfino, e il dottor Genovesi. «Hanno avuto un'ottima accoglienza e di questo si sono detti subito contenti - racconta il medico, dirigente del Deu - Apparentemente sono tutti in buona salute. Hanno riferito di aver viaggiato bene e hanno scrupolosamente rispettato il divieto di fumo. Tra loro ci sono anche nuclei di fratelli e cugini». Quando i dirigenti della questura e Genovesi danno indicazioni su come comportarsi durante il trasferimento in bus, tutti ascoltano in silenzio e poi seguono alla lettera le istruzioni. Il pullman dei "livornesi" parte per primo e a mezzanotte è a Monterotondo. Questa mattina i giovani profughi saranno identificati dalla questura.  

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di Redazione web