Gioco
«Noi scappati dalla miseria Ora un lavoro»
Juna Goti
◗
Uno degli otto pullman entra nella stiva della nave per caricare i tunisini 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. "Grazie". Aimen Mersni è il primo a scendere dal pullman. Tunisino, 21 anni, studiava economia gestionale all'università di Tunisi. "Nel mio paese non c'è futuro, ho speso mille euro per prendere una nave e venire in Italia", ripete in francese ai volontari di Svs e Misericordia che lo aspettano nel giardino di villa Morazzana. Con lui altri 29 ragazzi: tutti giovani e tunisini. In quattordici sono rimasti sul pullman: andranno a Campiglia Marittima. Come e chi lo hanno dovuto decidere da soli. Sotto al gazebo della villa le visite mediche e l'accoglienza: c'è il sindaco, ci sono i gestori della struttura. Uno dei ragazzi nordafricani fa da interprete: dopo una cena e la nottata saranno restituiti loro i documenti. Hhmed Kedidi ha 22 anni. E' scappato dalla Tunisia insieme al fratello, Aymen (26). "Da noi non c'è lavoro, non c'è libertà", ripete aiutandosi con il francese e l'inglese. A casa sono rimasti la madre, il padre, altri tre fratelli. "Cercheremo di mandare qualche soldo". Forse era destino che arrivassero proprio qui, a Livorno. Perché è a Cecina che vive da anni l'unico parente - il cugino Salah - che è riuscito a fuggire dall'Africa qualche anno fa. "Ci siamo imbarcati sulle nostre coste pagando circa 250 euro a testa", raccontano i due fratelli in francese. "A Lampedusa abbiamo dormito per terra e non abbiamo mangiato per giorni. Eravamo in troppi sull'isola, il cibo era finito". Poi il viaggio in nave. "Ventidue ore - raccontano - viaggio infinito, ma siamo riusciti a mangiare e dormire". L'Italia, vista da questo insolito angolo di villa Morazzana dove dormono i ragazzi nordafricani, sembra ancora il paese dei sogni: "Vediamo Rai Uno e Mediaset. Vogliamo lavorare: in qualche chiosco o come imbianchini". Accanto a loro Walid Plichi (34 anni): si fa aiutare dai compagni di viaggio per scrivere il suo nome. "A casa non c'erano i soldi per studiare. Non voglio tornare lì: troppa fame, troppa miseria". Anche Walid vuole raggiungere un parente, il cugino Aziz che vive a Cesena. In Tunisia non ha più nessuno. Ci scrive il suo numero di cellulare su un foglietto: "Per favore chiamatelo per me, non ho più soldi, voglio andare da lui". Chi invece vuole correre via al più presto dall'Italia è Zied Firchim (28 anni): "A Bordeaux c'è mio cugino". A casa sono rimaste le due sorelle: "Sono scappato dalla guerriglia". E, su un fianco, mostra i segni di una ferita da arma da fuoco.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
