Il Tirreno

Livorno

«Livorno svegliati o il porto morirà»

Cristiano Meoni
Riccardo Barontini, sindacalista Cgil e lavoratore Tdt durante un’accesa discussione: il suo intervento ha animato l’assemblea dei lavoratori del porto
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Riccardo Barontini, sindacalista Cgil e lavoratore Tdt durante un’accesa discussione: il suo intervento ha animato l’assemblea dei lavoratori del porto

L'allarme dei lavoratori: «Senza una svolta non arriveremo alla pensione»

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 LIVORNO. Il gigante Maersk ha ricominciato a ordinare la costruzione di mega-navi nei cantieri coreani. I traffici marittimi tornano a crescere a due cifre, la ripresa si sente nell'aria. Ma non a Livorno, dove invece c'è una insopportabile sensazione di declino. Un declino lento ma inesorabile, come seguendo un destino segnato. «Di questo passo non arriveremo alla pensione» gridano i lavoratori del porto, che ieri si sono riuniti in assemblea alla stazione marittima per dare la sveglia alla città, presenti i segretari nazionali della categoria Azzola (Cgil) e Tarlazzi (Uil). Una loro delegazione, nei prossimi giorni, chiederà un incontro al commissario dell'Autorità Portuale Gallanti e se non ci saranno risposte sulle questioni sollevate (vedi a fianco) «potremo arrivare ad azioni clamorose». A uno sciopero.  Città distratta. Mentre in porto la guerra selvaggia tra terminal lascia sul terreno decine di posti di lavoro - ultimi in ordine di tempo, 18 esuberi alla Seatrag - la città sembra voltarsi dall'altra parte. E' come se avesse rimosso di avere un porto che occupa 1500 persone e dà lavoro ad altri 6000. «Sembra che siamo diventati una città di montagna ma ti affacci e vedi il mare, le navi» sbotta Axel Lupi, uno dei duecento lavoratori accorsi alla stazione marittima.  Imprenditori colpevoli Non siamo a Cortina nè a Firenze, siamo a Livorno. «E le istituzioni - attacca Simone Angella, il giovane segretario dei portuali Cgil - non possono non discutere di quello che sta succedendo in porto. La disattenzione del governo, con la cancellazione di qualsiasi investimento previsto, è palese, aggravata dal comportamento degli imprenditori. Si è scatenata una concorrenza selvaggia tra aziende che, con la riduzione delle tariffe, ha avuto come effetto quello di arricchire gli armatori. Il lavoro si è spostato e si è precarizzato, si è creata falsa occupazione, perchè gli assunti a termine al primo venticello si ritrovano disoccupati. Il personale che va in pensione non viene rimpiazzato, in più assistiamo a licenziamenti». Undici lavoratori non confermati dalla Ltm, 18 quelli che la Seatrag vuole licenziare: ecco il deleterio effetto «di una frammentazione del lavoro che ha raggiunto livelli estremi: quattro aziende che si occupano di traffici ro-ro non le ha neppure Rotterdam, come ha detto giustamente Gallanti. A cui chiediamo un governo forte e autorevole».  I veri problemi. In sala, seduti o in piedi addossati al muro, le giacche arancio dei portuali, una nutrita pattuglia di lavoratori Seatrag, moltissimi giovani. Come Valerio Mantovani, delegato della Tdt, che legge dagli appunti: «Il porto non deve vivere alla giornata, invece succede proprio questo. I traffici internazionali sono in ripresa ma noi non li abbiamo visti. Qui a Livorno che si fa? Ci si indaffara coi giochetti di potere».  Appassionano poco, in questa sala, i retroscena su chi sarà il prossimo segretario generale dell'Authority, sul futuro di Piccini e sulla strategia di Nardi. I problemi sono altri. «Pensiamo piuttosto a quello che potrà succedere in Compagnia Portuale, a luglio, quando scadranno i contratti di solidarietà» dice Lupi. Oppure alla situazione dei lavoratori della Seatrag, l'azienda del cabotaggio a cui è bastato perdere una linea (Strade Blu) per finire sull'orlo del baratro. «Ci chiedono di lavorare un anno e riscuotere quattro mesi: ma il mutuo chi me lo paga?». Sulla stessa barca. Il colpo d'ala serve davvero, «e invece ci siamo rimpastoiati in un commissariamento - protesta Riccardo Barontini della Tdt - Ma io mi incavolo se penso che questo non è solo il nostro porto, è il porto della Toscana, e serve un impegno serio. Chiediamo a Gallanti di rivedere tutte le concessioni rilasciate per evitare che le aziende si facciano guerra l'un l'altra, rovinando noi lavoratori e mettendoci l'uno contro l'altro». E qui si alza, fragoroso, l'applauso.  «Non voglio stare meglio io perchè sta peggio un altro» dice Michele Innocenti, e in questa idea di "comunità" c'è tutto il senso dell'assemblea. Ieri è toccato a Unicoop. oggi rischia Seatrag, domani può venire il momento della Compagnia, «sia chiaro, se non c'è un futuro per il porto non c'è futuro per nessuno di noi. Ed è una vergogna che a Livorno non si parli di quello che succede sulle banchine» accusa Roberto Pupi, delegato alla sicurezza. Manco fossimo a Cortina.

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di Redazione web