Gioco
Attracca la nave a Livorno, sbarcano in 300
Il primo pullman è uscito dal traghetto poco dopo le 23 con a bordo gli immigrati esultati: trenta sono arrivati nell’ostello di Villa Morazzana, una dozzina a Campiglia Marittima. Rinviato il trasferimento al Calambrone dove continua la protesta
Guarda il video dello sbarco su Tutv
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Proteste a Montopoli Val d'Arno
I 20 tunisini ospiti dell'Oasi Madonnina a Le Capanne, nel comune di Montopoli Valdarno, sono stati ad esempio accolti da circa 40 ragazzi al grido «tornate a casa vostra» e da qualche «buu». Le forze dell'ordine hanno controllato che le contestazioni verbali non sfociassero in nessun atto concreto. Velocissima la discesa dall'autobus per raggiungere quella che attualmente è la sede della Caritas locale, messa a disposizione dalla Diocesi di San Miniato. Appena entrati nell'edificio gli uomini del commissariato hanno provveduto a una prima identificazione, mentre quella definitiva sarà effettuata domani mattina. Qualche contestazione anche per il
sindaco Alessandra Vivaldi, perchè la decisione di ospitare i migranti sarebbe stata presa senza consultare i cittadini.
Ieri sera otto pullman erano stati fatti salire uno ad uno a bordo della nave, in un porto praticamente blindato. E poi l’uscita con il loro carico di migranti e disperazione, verso i centri di accoglienza sparsi un po’ in tutta la Toscana: ma in tanti sorridevano, salutavano dai finestrini e ringraziavano i presenti. Un’operazione di sbarco comunque complicata.
Ed anche con qualche contestazione che ha accolto il gruppo dei 23 destinati a Montopoli con frasi del tipo “Tornatevene a casa”. È questa la conclusione di una giornata ad altissima temperatura sul fronte dei profughi e del loro trasferimento da Lampedusa fino al porto di Livorno. Una giornata caratterizzata da domande tipo: “La nave è salpata?”, “No è ancora nell’isola”, oppure “Dicono che è a Napoli, ma non l’hanno fatta entrare per motivi di ordine pubblico”. Poi, i nomi delle unità: l’Excelsior, la Superba o forse addirittura il San Marco. Soltanto dopo pranzo si è saputo che verso la Toscana era diretta invece la Superba, entrata nel porto labronico intorno alle 22,15. Ad attenderla, con i suoi 306 ospiti, da alcune ore, almeno un centinaio tra agenti e carabinieri. Ed anche una ventina di militanti dei centro sociali che hanno colto l’occasione per una contestazione, per fortuna senza incidenti.
Alla fine, comunque, l’atmosfera è stata addirittura rilassata: il primo pullman uscito dal garage della nave si è mosso tra gli applausi che, dalla “pancia” dell’unità, si sono sentiti fino sulla banchina: i migranti in attesa di essere trasferiti hanno salutato così i primi tra loro che potranno raggiungere le strutture di accoglienza. Sui veicoli, dai finestrini chiusi, tante le dita a “V” ad indicare la felicità di essere sbarcati dopo un viaggio cominciato a Lampedusa l’altra notte. Qualcuno riesce ad aprire il finestrino e a rispondere ai giornalisti che chiedono dove vorrebbero andare: «Vogliamo restare in Italia».
Che a Livorno fosse il giorno buono per l’arrivo dei immigrati clandestini da Lampedusa, l’isola che ieri ha finalmente tirato un sospiro di sollievo con la sbaraccamento delle tendopoli e la pulizia delle strade, si intuiva già dalla mattinata e dal primo pomeriggio, con diverse pattuglie di vigili urbani e polizia sparse per la città. E con il passare delle ore è poi apparso sempre più chiaro che la nave da tenere sott’occhio ora appunto la Superba, il cui itinerario lungo la Penisola è stato in qualche modo “modulato” dalle esigenze organizzative del porto di arrivo, con istruzioni precise fornite via radio su correzioni di rotta e di velocità. Quest’ultima, è un’unità della flotta Grimaldi, lunga 212 metri, larga 30, dotata di 10 ponti e 567 cabine, spesso utilizzata per minicrociere in occasione dei ponti di Pasqua, Ferragosto e Capodanno. A bordo nessun altro passeggero, comunque, a parte i 306 immigrati clandestini, tutti di origine tunisina, guardati a vista, tra gli altri anche da una decina di poliziotti di Reggio Calabria. Uno schieramento di forze che ha permesso anche di stabilire fin dalla partenza dall’isola, nella tarda serata di domenica scorsa, che a bordo non c’era nessuno dei temuti detenuti (circa 13mila in tutto) che hanno lasciato le carceri della Tunisia durante i recenti scontri che hanno martoriato quel paese.
Procedura laboriosa. Come dicevamo, le notizie si sono moltiplicate per tutta la giornata, con conferme e smentite. Una di queste, diffusa dall’agenzia Ansa, parlava di ben 700 persone che si stavano imbarcando sulla nave Catania che, secondo le voci, doveva anch’essa partire per Livorno. Notizia smentita indirettamente dal presidente della Regione Enrico Rossi che, in serata, ha parlato dell’arrivo, previsto forse per domani, «di altri duecento migranti, raggiungendo così il totale concordato di cinquecento. Tutti irregolari per i quali ci auguriamo che abbiano il permesso temporaneo di soggiorno per ragioni umanitarie».
I 20 tunisini ospiti dell'Oasi Madonnina a Le Capanne, nel comune di Montopoli Valdarno, sono stati ad esempio accolti da circa 40 ragazzi al grido «tornate a casa vostra» e da qualche «buu». Le forze dell'ordine hanno controllato che le contestazioni verbali non sfociassero in nessun atto concreto. Velocissima la discesa dall'autobus per raggiungere quella che attualmente è la sede della Caritas locale, messa a disposizione dalla Diocesi di San Miniato. Appena entrati nell'edificio gli uomini del commissariato hanno provveduto a una prima identificazione, mentre quella definitiva sarà effettuata domani mattina. Qualche contestazione anche per il
sindaco Alessandra Vivaldi, perchè la decisione di ospitare i migranti sarebbe stata presa senza consultare i cittadini.
Ieri sera otto pullman erano stati fatti salire uno ad uno a bordo della nave, in un porto praticamente blindato. E poi l’uscita con il loro carico di migranti e disperazione, verso i centri di accoglienza sparsi un po’ in tutta la Toscana: ma in tanti sorridevano, salutavano dai finestrini e ringraziavano i presenti. Un’operazione di sbarco comunque complicata.
Ed anche con qualche contestazione che ha accolto il gruppo dei 23 destinati a Montopoli con frasi del tipo “Tornatevene a casa”. È questa la conclusione di una giornata ad altissima temperatura sul fronte dei profughi e del loro trasferimento da Lampedusa fino al porto di Livorno. Una giornata caratterizzata da domande tipo: “La nave è salpata?”, “No è ancora nell’isola”, oppure “Dicono che è a Napoli, ma non l’hanno fatta entrare per motivi di ordine pubblico”. Poi, i nomi delle unità: l’Excelsior, la Superba o forse addirittura il San Marco. Soltanto dopo pranzo si è saputo che verso la Toscana era diretta invece la Superba, entrata nel porto labronico intorno alle 22,15. Ad attenderla, con i suoi 306 ospiti, da alcune ore, almeno un centinaio tra agenti e carabinieri. Ed anche una ventina di militanti dei centro sociali che hanno colto l’occasione per una contestazione, per fortuna senza incidenti.
Alla fine, comunque, l’atmosfera è stata addirittura rilassata: il primo pullman uscito dal garage della nave si è mosso tra gli applausi che, dalla “pancia” dell’unità, si sono sentiti fino sulla banchina: i migranti in attesa di essere trasferiti hanno salutato così i primi tra loro che potranno raggiungere le strutture di accoglienza. Sui veicoli, dai finestrini chiusi, tante le dita a “V” ad indicare la felicità di essere sbarcati dopo un viaggio cominciato a Lampedusa l’altra notte. Qualcuno riesce ad aprire il finestrino e a rispondere ai giornalisti che chiedono dove vorrebbero andare: «Vogliamo restare in Italia».
Che a Livorno fosse il giorno buono per l’arrivo dei immigrati clandestini da Lampedusa, l’isola che ieri ha finalmente tirato un sospiro di sollievo con la sbaraccamento delle tendopoli e la pulizia delle strade, si intuiva già dalla mattinata e dal primo pomeriggio, con diverse pattuglie di vigili urbani e polizia sparse per la città. E con il passare delle ore è poi apparso sempre più chiaro che la nave da tenere sott’occhio ora appunto la Superba, il cui itinerario lungo la Penisola è stato in qualche modo “modulato” dalle esigenze organizzative del porto di arrivo, con istruzioni precise fornite via radio su correzioni di rotta e di velocità. Quest’ultima, è un’unità della flotta Grimaldi, lunga 212 metri, larga 30, dotata di 10 ponti e 567 cabine, spesso utilizzata per minicrociere in occasione dei ponti di Pasqua, Ferragosto e Capodanno. A bordo nessun altro passeggero, comunque, a parte i 306 immigrati clandestini, tutti di origine tunisina, guardati a vista, tra gli altri anche da una decina di poliziotti di Reggio Calabria. Uno schieramento di forze che ha permesso anche di stabilire fin dalla partenza dall’isola, nella tarda serata di domenica scorsa, che a bordo non c’era nessuno dei temuti detenuti (circa 13mila in tutto) che hanno lasciato le carceri della Tunisia durante i recenti scontri che hanno martoriato quel paese.
Procedura laboriosa. Come dicevamo, le notizie si sono moltiplicate per tutta la giornata, con conferme e smentite. Una di queste, diffusa dall’agenzia Ansa, parlava di ben 700 persone che si stavano imbarcando sulla nave Catania che, secondo le voci, doveva anch’essa partire per Livorno. Notizia smentita indirettamente dal presidente della Regione Enrico Rossi che, in serata, ha parlato dell’arrivo, previsto forse per domani, «di altri duecento migranti, raggiungendo così il totale concordato di cinquecento. Tutti irregolari per i quali ci auguriamo che abbiano il permesso temporaneo di soggiorno per ragioni umanitarie».
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