Il Tirreno

Livorno

Indagini alle poste centrali

Lara Loreti
La caserma Ruspoli presidiata dall’Arma poco dopo l’attentato
◗
La caserma Ruspoli presidiata dall’Arma poco dopo l’attentato

Si cerca di ricostruire il percorso del pacco bomba

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La lettera bomba sarebbe passata dall'ufficio postale di via Masi e poi nella sede centrale di via Cairoli, dove la Folgore ha una casella postale. Sarebbe questo il percorso livornese seguito dalla busta indirizzata al capo di stato maggiore della Folgore, Alessandro Albamonte, e arrivata giovedì pomeriggio alla caserma Ruspoli. Gli investigatori dei carabinieri che seguono il caso hanno ascoltato la direttrice di via Cairoli e alcuni addetti al recapito dei plichi da via Masi mentre resta da capire da dove è partita. Giovedì stesso, nel tardo pomeriggio, poche ore dopo l'esplosione, gli investigatori sono andati in via Cairoli e hanno sentito la testimonianza della direttrice.  Scopo dei carabinieri è individuare i canali attraverso i quali la posta viene recapitata alla caserma di viale Marconi, dove ha sede il comando della Brigata e dove il colonnello Albamonte ha il suo ufficio. In base a quanto appreso, la posta destinata alla Folgore viene appunto smistata e poi raggruppata in una casella postale presso la sede di via Cairoli. Lì un militare quotidianamente si reca per ritirare i vari plichi che poi vengono portati a destinazione. In base a quanto appreso, però, le lettere ordinarie destinate a essere distribuite (quindi missive normali e non raccomandate o pacchi per cui è necessario firmare) fanno prima tappa in via Masi. Potrebbe essere questo dunque il percorso seguito dal plico bomba destinato al tenente colonnello: potrebbe cioè essere arrivato in via Masi e poi distribuito in via Cairoli, per essere sistemato nella casella postale militare.  Proprio per far luce su questo possibile itinerario, i carabinieri del Comando provinciale di Livorno, che seguono il caso insieme al Ros (Reparto operativo speciale) e alla Dda (Direzione distrettuale antimafia) entrambi di Firenze, hanno ascoltato anche la testimonianza di alcuni dipendenti delle Poste che lavorano in via Masi e sono addetti al recapito.  Resta invece da capire da dove il plico sia partito. Il Ros di Firenze mantiene il massimo riserbo e spiega che potrebbe essere stato imbucato in qualsiasi città. Non si esclude neanche che sia partito dalla stessa Livorno o da Firenze.  Una cosa sembra chiara: sulla busta, in base a quanto finora accertato, non era scritto il mittente. Da verificare se ci fossero timbri: lo accerteranno le analisi scientifiche dei Ris.  La presenza degli investigatori negli uffici postali livornesi, necessaria per ricostruire il percorso del plico, ha destato però preoccupazioni nei lavoratori che hanno maneggiato la busta. Dipendenti che ora si chiedono cosa sarebbe potuto accadere se il plico fosse esploso prima. Accertamenti sono in corso anche per capire come mai nessuno si sia accorto della busta. Si suppone che non abbia destato alcun sospetto se il colonnello Albamonte l'ha aperta senza problemi.  L'inchiesta è coordinata per competenza territoriale dalla pm della Procura di Livorno, Fiorenza Marrara, e poi dalla Procura di Firenze e da quella militare di Roma.  Intanto in città sono state aumentate le misure di sicurezza in tutte le caserme della Folgore e negli obiettivi sensibili, quelli istituzionali in primis, tra cui i vari comandi militari e non. Misura di sicurezza che è stata richiesta nella giornata di ieri dallo stesso ministero dell'Interno.  La conferma del rafforzamento dei controlli arriva dalla stessa brigata dei paracadutisti. «I controlli e la vigilanza sono sempre stati scrupolosi - dice il tenente Roberto Pagni, uno degli addetti stampa della Folgore - Certo dopo quello che è successo il livello di vigilanza è stato ulteriormente elevato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa