Gioco
Saviano invita a sognare «Un'Italia diversa libera da tutte le mafie»
Juna Goti
◗
La folla che segue l’evento sul maxischermoMigliaia di persone nella libreria e in strada per il lancio del suo ultimo libro «Vieni via con me»
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Un'Italia diversa? Se lo puoi sognare, lo puoi fare...». Partiamo dalla fine. Da quella frase che lo scrittore Roberto Saviano ha preso in prestito «da un sognatore americano» per salutare il pubblico, anzi i lettori livornesi. A centinaia, strippati nella saletta della Gaia Scienza e davanti il maxi schermo piazzato in via Di Franco. Tante famiglie, tanti giovanissimi. Tutti dietro alla super barriera di sicurezza per ascoltare l'autore di "Gomorra" qui a presentare l'ultimo libro, "Vieni via con me". «In realtà la presentazione è una scusa - si lascia andare lo scrittore, che da anni vive sotto scorta - per incontrare gente. Per guardare negli occhi i miei lettori». Saviano è arrivato alla Gaia Scienza a sorpresa, senza troppa pubblicità. Perché questo impone la macchina della sicurezza. Ma ha voluto con forza essere in libreria, nelle librerie di tutta Italia, «perché è qui, dove si sfogliano i volumi, che si attiva il vaccino anti-male...». Certo chi si aspettava almeno qualche parola su temi di strettissima attualità è rimasto un po' deluso: niente sulla guerra in Libia, sul dramma dei profughi, sull'attentato di poche ore prima in città. Ma per più di un'ora e mezzo quasi duemila persone restano lì. Ad applaudirlo. Ad ascoltarlo. Come accade di fronte a pochi. Lui parla della «macchina del fango» che prova a schiacciare chi è fuori dalle righe: «In Italia non sarebbe giusto parlare di censura. Quello che cerca di fare certa politica, certa stampa, certa tv è abbassarti piano piano il volume della voce». La stessa macchina del fango che ha cercato di delegittimare anche Falcone prima che il tritolo lo dilaniasse. Saviano salta da un capitolo all'altro: «Al di là dei reality, ci sono persone che in questa Italia vogliono altro, costruiranno altro, saranno altro». Poi chiude con la storia di Piergiorgio Welby, che si è lasciato morire davanti agli occhi dell'amata Mina: «Il giorno del funerale la Chiesa ha chiuso le porte. Non lo aveva fatto per dittatori e camorristi. Mi auguro che un giorno qualcuno chieda scusa...»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
