Gioco
Vertenza Livorno ha ricordato gli operai morti alla Stanic
Lorenzo Corradi
2 MINUTI DI LETTURA
STAGNO. Venticinque anni fa una tragedia colpiva il mondo del lavoro: la morte di Gianluca Nardi, Wladimiro Cecchetti, Domenico Maglione e Massimo Giampietro, tutti al di sotto dei trent'anni, uccisi mentre lavoravano in una vasca di decantazione a cielo aperto alla raffineria allora chiamata Stanic di Stagno. Uno di loro stava installando una valvola tra due condutture, ma perse i sensi a causa dell'intossicazione da idrogeno solforato e lo stesso accadde al secondo operaio che cerò di aiutarlo e poi anche al terzo ed al quarto; un quinto riuscì a salvarsi e a chiedere aiuto. Il gruppo "Vertenza Livorno" ha voluto ricordarli. «Il miglior modo per ricordare la morte dei quattro - ha esordito Marchi - è porre questioni sulla raffineria, proponendone la riconversione a favore dell'occupazione della salute. Questa fabbrica consuma acqua, inquina e non ha futuro produttivo». Come? «Occorre anzitutto un dibattito tra le forze sociali per passare dal petrolio alle energie rinnovabili. L'area della raffineria occupa 1,5 milioni di metri quadrati con ampie aree libere utilizzabili per le energie rinnovabili come pannelli solari e pale eoliche, previa bonifica a spese dell'Eni secondo il principio che chi inquina, paga. Bisogna poi iniziare un percorso a favore di queste nuove fonti energetiche che vedrebbe un ridimensionamento del petrolio». La proposta di "Vertenza Livorno" tocca anche l'assetto proprietario dell'industria. Anche qui Marchi è chiaro: «Passare alle energie rinnovabili è l'occasione per togliere potere alle multinazionali. Popolazioni, enti locali e cooperative comincino a prendere in mano parti della raffineria per autoprodurre». Non è l'unica alternativa che viene proposta, un'altra è quella di nazionalizzare nuovamente l'Eni al 100% diversificandone ovviamente la produzione. Un discorso maggiormente concentrato sulle politiche economiche lo fa Andrea Grillo: «Dopo la crisi del 2008 c'era la speranza (vana) di rivedere la politica economica ed invece si persevera con la logica privatistica con conseguenze sulla qualità dei servizi e sull'occupazione». Un concetto che vale anche per l'Eni e che abbraccia anche la questione della sicurezza sul lavoro e della salute all'interno della raffineria, facendo notare come «in questi 25 anni la sicurezza è peggiorata a causa dell'invecchiamento degli impianti e il calo di investimenti nelle politiche di prevenzione». Tra l'altro i quattro esponenti chiedono che venga svolta una indagine epidemiologica su popolazione e lavoratori e di rendere pubblici i risultati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google