Il Tirreno

Livorno

Sul caso dei 300 part time revocati, ipotesi sollevata dalla consigliera di parità Capponi

La Regione richiama Monica Calamai «Discrimina le dipendenti donne»

Anna Cecchini
Daniela Boem
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Daniela Boem

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 LIVORNO. Nella revoca dei 300 contratti part-time di altrettanti lavoratori dell'Asl 6 "si ravvisa un'ipotesi di discriminazione collettiva indiretta per ragioni connesse al genere, come previsto dall'articolo 25 del decreto legislativo 198 del 2006". In parole povere, bloccando i part-time l'Asl non rispetterebbe le norme del Codice di pari opportunità fra uomo e donna varato a livello regionale. A ipotizzare che il comportamento dell'azienda sanitaria vada contro i diritti delle lavoratrici è l'avvocato Marina Capponi, consigliera regionale di Parità, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera all'Asl 6, al Governatore Enrico Rossi e all'assessore regionale al diritto alla salute Daniela Scaramuccia.  A portare alla ribalta il "caso" della revoca dei contratti a tempo parziale è stata la Fials, federazione autonoma dei lavoratori della sanità, che nelle scorse settimane è insorta contro la decisione dell'Asl 6 di annullare i part-time, per "rinegoziarli" entro il prossimo marzo. Un comportamento, quello dell'Asl, che secondo Fials, lede in modo profondo il diritto di quei lavoratori (quasi 300) che da anni lavorano con contratti a tempo parziali. «Anche perché - fa notare da settimane Daniela Boem, della Fials - il 90 per cento dei dipendenti par-time sono donne, che hanno scelto quella organizzazione del lavoro per chiari motivi di famiglia».  Lo scorso dicembre Asl ha revocato il 300 contratti a tempo parziale, invitando i dipendenti che fino ad allora lavoravano secondo questa organizazione a rinnovare la richiesta di part-time, specificando il quantitativo di ore che avrebbero voluto lavorare ogni settimana, comunque non meno di 18 e non più di 24. Si è scatenato un putiferio, tanto che la settimana scorsa il segretario regionale della Fials, Massimo Ferucci, insieme ad alcune lavoratrici part-time, è andato a protestare in Comune. Allo stesso tempo Fials ha voluto informare la Regione del comportamento dell'Asl 6. «È evidente - dice Boem - come l'azienda vada oltre le disposizioni normative per esercitare un controllo e un'ingerenza nella vita privata delle persone, privandole di diritti fondamentali».  A difendere le lavoratrici part-time dell'Asl 6 la consigliera regionale di Parità, Marina Capponi, che, dopo aver ricevuto una delegazione di dipendenti, ha deciso di scrivere all'azienda sanitaria livornese, oltre che ai vertici della Regione Toscana, per chiedere che Asl «voglia rivedere la sua impostazione e revocare in autotutela i provvedimenti contestati». La consigliera scrive inoltre all'Asl di «non aver dato seguito al progetto di asilo nido, non ha varato il Piano triennale di azioni positive e non ha reso operativo il Comitato pari opportunità». Ravvisando l'ipotesi che con questa serie di azioni, oltre che con la revoca dei part-time, l'Asl 6 non rispetti il Codice di pari opportunità varato dalla Regione stessa, la consigliera Capponi chiarisce che, in mancanza di un riscontro da Asl «mi riservo ogni intervento di legge per porre rimedio a tale inaccettabile situazione».

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