Gioco
Atam pronta a gestire i servizi tagliati: «No alla guerra tra poveri»
La ditta in subappalto può diventare concorrente di Atl
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LIVORNO. «Sia chiaro: non vogliamo scatenare la guerra tra poveri. Vediamo come andrà il confronto tra Atl e sindacati concordato per la prossima settimana. Ma intanto cerchiamo soluzioni alternative: ad esempio, anziché lavorare in subappalto ad Atl perché non pensare a un rapporto di integrazione? Diciamo di concorrenza complementare». Così il presidente di Atam-Cital, la ditta che da più di otto anni lavora in appalto per la partecipata livornese addetta al trasporto e che si occupa del rifornimento e rimessaggio dei mezzi, delle linee cosiddette minori e dello scuolabus di Collesalvetti (più l'unico pullman in movimento in Capraia, non previsto dal nuovo piano del trasporto pubblico provinciale). Quella di Atam-Cital è una delle situazioni più drammatiche. «Alcuni dei 26 dipendenti iniziali - spiega Bedini - avevano il contratto in scadenza a fine anno e non sono stati riconfermati. Il contratto dei nove autisti addetti al rimessaggio e al rifornimento scade domani: non c'è l'intenzione di licenziare tutti subito, ovvio. Cercheremo, con lo smaltimento delle ferie e delle malattie, di arrivare a fine febbraio. Ma per il dopodomani...». Senza contare i quattro impiegati a lavoro negli uffici aziendali (la più giovane, ragioniera, ha appena compiuto 24 anni). Per ora gli unici che hanno la certezza di lavorare almeno fino a giugno sono gli autisti dello scuolabus di Collesalvetti, che dovranno assicurare il servizio fino a giugno. «Vediamo come andrà il confronto con i sindacati - ripete il presidente - ma è chiaro che in questo momento ci sono servizi interamente scoperti: penso alle linee mattutine e serali, agli scuolabus nelle aree collinari. Ampi spazi di disagio che devono essere coperti». «Il nostro contratto di servizio con Atl - chiude - è scaduto: potremmo pensare di subentrare sotto un'altra forma. Non voglio dire in regime di concorrenza, perché nessuno vuole scatenare una guerra tra poveri. Ma comunque con una sorta di rapporto di integrazione, anziché di subappalto». J.G.
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