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Un sindacalista spiega la protesta: dopo le minacce di licenziamenti ci siamo sentiti con le spalle al muro
«Reazione spontanea dettata dalla preoccupazione»
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LIVORNO. «Il gesto è stato estremo, ma gli autisti si sono sentiti con le spalle al muro». Massimo Franceschi (Faisa-Cisal) parla da lavoratore più che da sindacalista. Anche lui, infatti, ha partecipato in qualità di dipendente all'assemblea che in nottata ha deciso il blocco a sorpresa del trasporto. «E' stata una reazione spontanea - ripete - dettata dalla forte preoccupazione». Non avete paura che la città, di fronte al clamoroso disservizio, anziché sposare la causa vi dia addosso? «Si, il rischio c'è. Ma quella dei lavoratori è una scelta che viene da lontano. Ci siamo sentiti presi in giro: nelle ultime settimane abbiamo incontrato a turno i rappresentanti degli enti locali e ci siamo sentiti dire che non c'era alcun rischio licenziamenti. Tutti a ripetere che erano ottimisti, che l'azienda stava esagerando. Il risultato è che il giorno prima c'erano le risorse e il giorno dopo erano sparite». Inutile girarci intorno: c'è un blocco improvviso di pubblico servizio, vi siete esposti a un bel rischio... «E' vero anche questo e sono il primo a dire che certe cose andrebbero evitate. Ma questo è un caso eccezionale: per la prima volta si sono minacciati ufficialmente licenziamenti in una categoria (ferrotramvieri) che non ha ammortizzatori sociali. La situazione è drammatica: ci sono famiglie che si sono già viste in mezzo a una strada. Questi lavoratori non possono essere lasciati soli». J.G.
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