Il Tirreno

Livorno

Avviso della Procura a Kutufà per il caso Garufo

Non basta la segnalazione alla Corte dei conti: indagato

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 LIVORNO. Ha denunciato alla Corte dei conti la mancata restituzione di circa 33mila euro da parte di un ex assessore alla Provincia, credendo - com'era normale che fosse - di aver assolto in pieno al proprio dovere di amministratore pubblico.  E invece no. Così facendo, il presidente Giorgio Kutufà (e anche il direttore generale Alessandro Giovannini) si è trovato coinvolto in una vicenda penale quanto meno singolare: la Procura lo ha infatti indagato per aver omesso una notizia di reato all'autorità giudiziaria. Nell'avviso di garanzia che è stato notificato a Kutufà e a Giovannini, il sostituto procuratore Gianfranco Petralia contesta infatti l'articolo 361 del codice penale: «Il pubblico ufficiale il quale omette o ritarda di denunciare all'autorità giudiziaria, o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni, è punito con una multa da 30 a 516 euro».  In pratica Kutufà e Giovannini avrebbero dovuto fare denuncia alla Procura invece di rivolgersi solo alla Corte dei conti. Al centro dei fatti una vicenda che risale a due anni fa, quando Rocco Garufo si dimise in seguito alla scoperta di un addebito di 39mila euro per una connect card inserita nel suo computer portatile. L'assessore si impegnò a restituire la somma con rate di 500 euro al mese. «Ha pagato regolarmente per circa un anno - dice Kutufà - poi ha interrotto e ho quindi ritenuto necessario segnalare l'accaduto alla Corte dei conti. Che, in tutta buonafede, pensavo fosse l'autorità giudiziaria competente». A.G.

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