Il Tirreno

Livorno

Gaffe in Provincia, il reduce non parla

Roberto Olivato
Pietro Semeraro
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Pietro Semeraro

Nel giorno della memoria tolgono il microfono a uno dei veterani

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 LIVORNO. Battibecco ieri mattina in Provincia fra il novantenne presidente dell'associazione nazionale combattenti e reduci, Pietro Semeraro, e gli organizzatori della Giornata della Memoria, celebrata come ogni 27 gennaio. «Mi ero prenotato telefonicamente - spiega Semeraro - per fare un intervento sul tema della riunione, come era previsto sull'invito che avevo ricevuto. Ebbene?  «Quando ho chiesto la parola mi è stato impedito. Ho cominciato ad alzare la voce e sono stato allontanato di peso dalla sala. Una cosa che non mi era mai successa nella mia vita». Perché non ha potuto parlare?  «Questo non lo so. So solamente che mentre è stato permesso a tanti giovani di dire la loro, a me che ero forse l'unico vero testimone di quegli anni, non è stato consentito». Che ricordo ha di quegli anni, vuol dirlo a noi?  «Non vorrei tediarvi con i tanti aneddoti che sono ancora vivi nella mia mente, ma due fatti desidero raccontarli. Il primo fu nel marzo del 1940 in Albania, quando venne allontanato di punto in bianco, dal mio reggimento il comandante colonnello Antinori, perché ebreo. La cosa ci colpì molto perché era una degna persona, ma ciò non gli valse per essere avviato al campo di concentramento. Il secondo ricordo mi porta a Carpi, quando ero sergente: una madre ebrea mi avvicinò chiedendomi di prendere con me i suoi due bimbi, che diceva a tutti di non conoscere pur di salvarli. Ecco cosa avrei voluto raccontare.  Mi auguro che i vostri lettori, soprattutto i più giovani, non si limitino a leggere i resoconti, ma vengano anche da noi anziani a sentire cosa è accaduto dalla bocca di chi c'era. Anche perché fra qualche anno di testimoni di quegli anni non ce ne saranno più».

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