Lutto
Esce dal carcere e si alza dalla sedia a rotelle
◗
Il pm Luca Masini Video del pm dopo lo sciopero della fame, la difesa: «Sta davvero male»
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. L'imputato ha inziato di nuovo lo sciopero della fame e si è ripresentato in aula in barella, ma in aula è arrivato, per mano del pm, anche un cd con il video della precedente scarcerazione dell'uomo, il tunisino Aymen Ayari, che anche allora aveva fatto lo sciopero della fame. Nel video, ha spiegato il pm, si vede l'imputato che viene portato fuori dal carcere con la sedia a arotelle e, una volta all'esterno, si alza dalla sedia e «come per miracolo inizia a camminare speditamente». Ecco l'episodio che ha movimentato l'ultima udienza del processo a carico del tunisino ventisettenne, imputato di una serie di pesanti reati, dalla violenza sessuale sulla convivente, stalking e maltrattamenti in famiglia. Ayari alla fine è stato riconosciuto colpevole dei reati a lui imputati ed è stato condannato a 6 anni di reclusione. Su di lui pende anche un'altro procedimento per aver minacciato una teste, la figlia dell'attuale convivente, che gli costò un nuovo arresto dopo la scarcerazione seguita al primo sciopero della fame. Il processo si è svolto davanti al collegio composto dal presidente Antonio Del Forno, con giudici a latere Antonio Zucconi ed Elsa Iadaresta, con l'accusa affidata la pm Luca Masini e la difesa all'avvocato Nicola Giribaldi. Anche ieri l'imputato, che si è di nuovo messo in sciopero della fame da più di un mese, si è presentato in aula in sedia a rotelle dopo il trasporto in ambulanza dal carcere. Un atteggiamento sul quale si è espresso il presidente del collegio, che ha spiegato all'imputato che «doveva accettare il processo nel quale è tutelato dal suo avvocato, e che in questo modo toglieva serenità a tutti», a lui come a chi doveva giudicarlo. E così il suo difensore ha ricordato come questi atteggiamenti estremi siano tipici dedella cultura nordafricana, come dimostrano d'altronde i fatti di questi giorni in Tunisia ed Egitto, ricordando che Ayari non mangia da 47 giorni e che ha perso 30 chili. Il pm invece ha chiesto che venisse messo agli atti il cd col video della precedente scarcerazione di Ayari, nel segno che lo sciopero della fame era semplicemente strumentale ad ottenere l'uscita dal carcere. Nell'udienza c'è stato anche l'esame dell'imputato, che ha ribadito la propria innocenza rispetto alle accuse contestate. Alla fine le richieste delle parti: il pm ha chiesto una condanna ad 8 anni di reclusione, la difesa ha sostenuto invece che non c'era stata nessuna violenza sessuale, ma atti tra consenzienti, e ha chiesto l'assoluzione. Alla fine la corte ha emesso la sentenza di condanna a 6 anni per Aymen Ayari, cui è statao preannunciato appello. Nel frattempo, però ha anche nominato un perito che si dovrà esprimere a breve sulle condizioni di salute del tunisino, che è giunto in aula accompagnato da un certificato del medico del carcere Don Bosco di Pisa, dove è recluso, che le definisce incompatibili con la permanenza in cella.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
