Toscana
Funerali e corruzione, otto indagati
Lara Loreti
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Millecinquecento euro al mese per quattro anni elargite da una ditta funebre a infermieri e operatori sociosanitari della camera mortuaria per essere favorita nei funerali. È l'accusa ipotizzata dalla Procura all'interno dell'indagine che riguarda il giro di mazzette sul caro estinto. Sono otto le persone indagate, il reato contestato è corruzione. Tra loro 5 sono infermieri e oss, e gli altri tre impiegati legati alla ditta funebre Irof.
L'inchiesta si è conclusa in questi giorni, ma come conferma il procuratore capo Francesco De Leo, non è escluso che a breve possano esserci nuovi atti. Nel mirino dell'inchiesta, guidata dal pm Giuseppe Rizzo e svolta dal nucleo dei carabinieri che lavora all'interno della Procura, ci sono dunque otto persone. Si tratta di cinque dipendenti che lavorano per l'Asl come infermieri e come operatori sociosanitari nella camera morturaria dell'ospedale, in viale Alfieri. E poi ci sono tre impiegati collegati alla ditta Irof, che ha l'ufficio nei paraggi. L'inchiesta è partita a marzo 2009 quando una società di pompe funebri ha presentato un esposto in Procura contro un'altra ditta concorrente. Tuttavia, gli accertamenti innescati da quella denuncia hanno portato a scoprire che proprio quella stessa società in realtà usava dei mezzi illeciti per accaparrarsi dei funerali. Da allora, gli investigatori hanno messo in atto una serie di appostamenti, pedinamenti e osservazione da cui sono emersi strani movimenti. Secondo le prove raccolte dall'accusa, in pratica, l'impresa funebre in questione per combattere la crisi aveva messo su un sistema per garantirsi la complicità degli infermieri per fare più funerali. E così la società avrebbe sborsato per quattro anni, dal 2005 al 2009, mille-millecinquencento euro al mese che poi, sempre secondo l'accusa, si spartivano gli infermieri compiacenti. Questi ultimi in cambio suggerivano ai parenti dei defunti di servirsi di quella ditta per il servizio funebre. Consigliare ai familiari del morto un'impresa (così come contrattare i costi all'interno della camera mortuaria) è severamente vietatao sia dal regolamento dell'Asl sia da quello del Comune. «È un fatto di grave scorrettezza - spiegano in Procura - perché così facendo si usa la posizione di potere che si ha in quel momento nei confronti di persone che, oltre tutto, si trovano in un momento di disorientamento e dolore.
E che quindi non sono lucide». Il clima nella camera mortuaria è teso da tempo e lo scorso anno per qualche mese si sono verificate continue liti: una infermiera era stata aggredita da un rappresentante di una ditta funebre. Inoltre, altre pompe funebri si erano lamentate del fatto che i concorrenti in questione parcheggiassero i furgoncini aziendali all'ingresso della camera mortuaria, secondo alcuni per farsi pubblicità. Poi l'Asl aveva deciso di mettere una guardia giurata all'ingresso della morgue.
L'inchiesta si è conclusa in questi giorni, ma come conferma il procuratore capo Francesco De Leo, non è escluso che a breve possano esserci nuovi atti. Nel mirino dell'inchiesta, guidata dal pm Giuseppe Rizzo e svolta dal nucleo dei carabinieri che lavora all'interno della Procura, ci sono dunque otto persone. Si tratta di cinque dipendenti che lavorano per l'Asl come infermieri e come operatori sociosanitari nella camera morturaria dell'ospedale, in viale Alfieri. E poi ci sono tre impiegati collegati alla ditta Irof, che ha l'ufficio nei paraggi. L'inchiesta è partita a marzo 2009 quando una società di pompe funebri ha presentato un esposto in Procura contro un'altra ditta concorrente. Tuttavia, gli accertamenti innescati da quella denuncia hanno portato a scoprire che proprio quella stessa società in realtà usava dei mezzi illeciti per accaparrarsi dei funerali. Da allora, gli investigatori hanno messo in atto una serie di appostamenti, pedinamenti e osservazione da cui sono emersi strani movimenti. Secondo le prove raccolte dall'accusa, in pratica, l'impresa funebre in questione per combattere la crisi aveva messo su un sistema per garantirsi la complicità degli infermieri per fare più funerali. E così la società avrebbe sborsato per quattro anni, dal 2005 al 2009, mille-millecinquencento euro al mese che poi, sempre secondo l'accusa, si spartivano gli infermieri compiacenti. Questi ultimi in cambio suggerivano ai parenti dei defunti di servirsi di quella ditta per il servizio funebre. Consigliare ai familiari del morto un'impresa (così come contrattare i costi all'interno della camera mortuaria) è severamente vietatao sia dal regolamento dell'Asl sia da quello del Comune. «È un fatto di grave scorrettezza - spiegano in Procura - perché così facendo si usa la posizione di potere che si ha in quel momento nei confronti di persone che, oltre tutto, si trovano in un momento di disorientamento e dolore.
E che quindi non sono lucide». Il clima nella camera mortuaria è teso da tempo e lo scorso anno per qualche mese si sono verificate continue liti: una infermiera era stata aggredita da un rappresentante di una ditta funebre. Inoltre, altre pompe funebri si erano lamentate del fatto che i concorrenti in questione parcheggiassero i furgoncini aziendali all'ingresso della camera mortuaria, secondo alcuni per farsi pubblicità. Poi l'Asl aveva deciso di mettere una guardia giurata all'ingresso della morgue.
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