Il Tirreno

Livorno

Addio al primario del sorriso

Mauro Zucchelli
Addio al primario del sorriso

È morto Massimo Ceccarini, primario di dermatologia, 53 anni da compiere a giugno: il suo cuore - gentile come quel sorriso bonario - si è fermato

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LIVORNO. «Se n’è andata una bravissima persona: ne sentiamo già la mancanza». La “bravissima persona” è Massimo Ceccarini, primario di dermatologia, 53 anni da compiere a giugno, nel giorno di san Massimo il mite: il suo cuore - gentile come quel sorriso bonario - si è fermato ieri in conseguenza di una malattia i cui sintomi si erano manifestati la scorsa primavera. In un battibaleno la notizia ha fatto il giro della città.

L’addio dei livornesi si riassume in quella frase, in quel giudizio: «Una bravissima persona». Non l’ha detta uno di quelli che contano bensì una anziana signora con la sciarpa bianca. Probabile che quella signora, al pari di migliaia di altri, sia fra le persone passate dallo studio di Ceccarini. Probabile che non abbia trovato da prosopopea da primario ma quello stile che riusciva ad essere così livornese eppure così garbato nei modi e tranquillo nei toni.

Quel “bravissimo” vuol dire soprattutto due cose: da un lato, era fiducia nelle capacità scientifiche di Ceccarini come medico (non a caso, era ai vertici tanto della Società medico-chirurgica livornese quanto dell’Accademia toscana di dermatologia); dall’altro, era un giudizio sulla qualità umana di Ceccarini come persona. La stima non era stata scalfita neanche dall’inchiesta giudiziaria sulle prescrizioni dei farmaci che lo aveva coinvolto agli inizi dell’ottobre scorso: d’altronde, erano bastati i chiarimenti forniti dal medico livornese nell’interrogatorio di garanzia a far cadere le accuse in sede giudiziaria. A chiarire la vicenda agli occhi della città era stata una lettera aperta del fratello Marco, lunghissima e appassionata, pubblicata sul Tirreno.

Nel 1983 Ceccarini aveva ottenuto la laurea in medicina a Pisa, seguita dalle specializzazioni prima in dermatologia (’88) e in anatomia patologica (’98). Da 23 anni era in servizio all’ospedale di Livorno e dal ’99 ne era il primario di dermatologia.
L’altra faccia di Ceccarini è quella dell’impegno politico nelle istituzioni: ha seduto per cinque anni (dal 2004 al 2009) fra i banchi Ds del consiglio comunale grazie a 217 preferenze. Nella battaglia politica non gli piaceva strillare: mica perché si tirasse indietro ma le proprie ragioni preferiva metterle in gioco con l’arma dell’ironia, la politica vissuta come “teatrino” di chiacchiere e schieramenti la considerava un torto all’argomentazione intelligente. Eppure eccome se si schierava: l’aveva fatto nel partito stando al congresso nel fronte di Ignazio Marino; l’aveva fatto nel duello sul nuovo ospedale (ma senza demonizzare la voglia di partecipazione che il referendum esprimeva).

Dev’esser per questo che ieri quando a Palazzo Civico all’inizio del consiglio comunale il sindaco Cosimi, molto commosso, ha dato notizia della morte di Ceccarini, numerosi consiglieri - compresi alcuni dell’opposizione - hanno chiesto di interrompere la seduta per lutto. Il sindaco ha deciso poi di proseguire almeno la discussione sulle prospettive dell’azienda bus, visto che erano presenti molti lavoratori Atl: in un’aula in cui duelli e sgambetti sono pane quotidiano, resta il segno di questa stima bipartisan.

Lo racconta così anche il vescovo Simone Giusti, annunciando la sua presenza a un rito in omaggio a Ceccarini (la famiglia ha annunciato esequie private). «Era un carissimo amico, - dice il vescovo - l’ho conosciuto al Tavolo dell’Oggettività che abbiamo messo in piedi insieme ai primari ospedalieri. Abbiamo affrontato senza diplomaticismi anche questioni caldissime come l’aborto, ma se invece che un luogo di scontro si è trasformato in uno spazio di dialogo fra laici e cattolici lo si deve in gran parte a Massimo Ceccarini, uomo di grande levatura, e a quella che chiamerei la sua “mediazione sorridente”. So che molti suoi colleghi sono stati colpiti dal modo in cui ha vissuto i mesi della malattia». Stamani sarà allestita la camera ardente all’ospedale: non nella cappella mortuaria bensì nella chiesa di San Giuseppe nel cortile centrale.

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di Redazione web