Il Tirreno

Livorno

Cgil e Compagnia Portuale all’attacco sulle regole violate

Il commissario alla prima prova Giovedì lo scontro su Sintermar

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 LIVORNO. E' il primo banco di prova per il commissario. Giovedì Gallanti presiederà una riunione della commissione consultiva, convocata su richiesta dei sindacati per affrontare un tema scottante: l'autorizzazione data a Sintermar per lavorare le navi di Grimaldi sulla banchina pubblica. Uno scontro su cui si registrano due interventi che danno il segno del clima rovente che si respira sulle banchine. No alle Marchionnate in porto  Non vorremmo fare polemica con Sintermar, ma non possiamo esimerci da alcune considerazioni. Le fortune del porto di Livorno sono anche state determinate dal mantenimento della "pace sociale", maturata grazie al senso di responsabilità degli organi di governo e delle forze sociali e economiche. Le "Marchionnate" sono molto pericolose soprattutto nel contesto portuale che è completamente diverso dal settore metalmeccanico; diverso perché le imprese portuali, compresa la Sintermar, operano in un ambito autorizzativo, cioè in un ambito non aperto a tutti dove le imprese che vi operano sono definite "privilegiate". E' necessario che si faccia chiarezza una volta per tutte sulla collocazione giuridica dell'area Sintermar rispetto alla vigente legge 84/94. La Commissione Consultiva verificherà la legittimità di tali affermazioni e le decisioni che scaturiranno dovranno essere rispettate. Fino ad oggi le stesse risposte che per Sintermar sono illegittime lo sono state per altre imprese ivi compresa la società concorrente che opera sulla sponda opposta sul canale industriale. Non è vero che i sindacati o meglio la Filt-Cgil non ha preso posizione in occasione di passaggi di traffico avvenuti in passato nel porto di Livorno. Perché l'assalto ai traffici altrui è stato sempre condannato dai lavoratori (ricordiamo la terribile ma efficace frase coniata per tali occasioni: "cannibalismo commerciale") e su questo versante abbiamo riscontrato spesso anche l'imbarazzo delle associazioni datoriali. Claudio Picchiottino segretario provinciale Filt Cgil Le regole che Elia ignora  Non sono sorpreso che la ditta F.lli Elia, non essendo un operatore portuale, ignori che la legge 84/94 che prevede che in "ambito portuale" le operazioni portuali e i servizi accessori e complementari regolati dall'art. 16 devono essere svolte da aziende autorizzate. La legge prevede che l'"ambito portuale" sia definito dal piano regolatore portuale. A Livorno, essendo in vigore il Piano Regolatore del 1953, quindi antecedente alla legge 84/'94, l'ambito portuale è stato definito dall'art. 24 del Piano Strutturale del Comune di Livorno - Sottosistema n. 5-A e, come approvato dal Piano Operativo Triennale del 2001 e mai modificato. Tale ambito comprende le aree portuali comunque utilizzate, le aree occupate da installazioni al servizio del porto, le aree occupate da attività produttive con banchine, le nuove aree libere che il piano strutturale destina ad ampliamento, completamento e a servizio del porto, aree per servizi di interesse generale. Sono da ricomprendersi nell'ambito portuale tutte le opere e infrastrutture portuali vere e proprie (banchine, dighe, moli, etc.), gli specchi d'acqua ove si esercitano le operazioni portuali, le aree funzionali per le attività portuali. In buona sostanza sul piano autorizzativo e funzionale non esiste alcuna differenza fra lo svolgimento delle operazioni portuali o servizi accessori e complementari in aree demaniali o in aree private. La nostra meraviglia non è tanto che un'operatore voglia sostituirsi ad autorità ed istituzioni, compreso il Comune di Livorno, ma è che l'Autorità Portuale che dovrebbe svolgere funzioni di controllo non muova foglia rispetto a queste evidenti, anche se involontarie, irregolarità. Vladimiro Mannocci consigliere Compagnia Portuale e direttore Ancip

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