Italia
IL PUNTO
NON C'È PIÙ TEMPO PER I GIOCHETTI
Andrea Lazzeri
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Per un singolare effetto boomerang, la sentenza del Tar che dà pienamente ragione a Roberto Piccini scrive anche la sua definitiva esclusione. Da ieri l'unica certezza è che il prossimo presidente del porto non sarà lui. Lo sanno il sindaco, il presidente della Provincia e quello della Camera di commercio così come gli altri soggetti che in questa città hanno voce in capitolo nella vicenda. Ne è ben consapevole il governatore Rossi che ha concordato il commissariamento con il ministro Matteoli. D'altra parte, alla fine della storia, è chiaro che fin dall'inizio la candidatura di Roberto Piccini non convinceva pienamente tutti. Bizzarria della politica politicante: della prima terna (Piccini, Nardi e Nocchi) neppure una candidatura era stata avanzata credendo davvero che potesse arrivare al traguardo. Ora i giudici costringono ciascuno ad abbandonare piccoli e grandi bluff rompendo il gioco del cerino visto che tutti, ormai, si sono scottati il dito. Non c'è più tempo per fare melina. Giocando d'anticipo, ieri pomeriggio il ministro ha spedito per fax le motivazioni mancanti che giustificano il rifiuto della prima terna di nomi. Da questa mattina la politica cittadina dovrà proporre una seconda terna. Difficile pensare che, al punto in cui siamo, all'ombra dei Quattro Mori si riesca a indicare nuove autorevoli competenze - magari livornesi - da mettere in pista. Più semplice appare l'ipotesi dell'avvocato genovese Gallanti. Se così sarà il porto avrà velocemente un nuovo governo in carica. Altrimenti tutto tornerà in alto mare, in attesa che Firenze e Roma tolgano le castagne dal fuoco a chi, ancora una volta, è rimasto prigioniero dei veti incrociati e del piccolo cabotaggio.
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