Il Tirreno

Livorno

Il ministro volta pagina «Dopo 50 anni ci vuole il coraggio di cambiare»

Cristiano Meoni
Il ministro volta pagina «Dopo 50 anni ci vuole il coraggio di cambiare»

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 LIVORNO. «C'è bisogno di voltare pagina in porto. Piccini, penso a Italo, ha rappresentato anche momenti di splendore. Ma oggi bisogna cambiare, perchè sono convinto che Livorno abbia grandi potenzialità che non vengono sfruttate. Per questo ho rimotivato la bocciatura della terna, chiedendo agli enti locali nuove candidature».  Per niente scalfito dalla sentenza del Tar, il ministro dei trasporti Altero Matteoli procede imperterrito, sostenuto - in quest'operazione di rottura con il passato - dal presidente della Regione Rossi.  Come commenta la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di Piccini?  «Non ho alcun problema a motivare meglio il provvedimento. Anzi l'ho già fatto».  Ha richiesto già una seconda terna?  «Certamente. Io non capisco perchè è stato fatto il ricorso. Non conveniva a nessuno che il ministro motivasse meglio l'esclusione. E poi la motivazione del Tar mi pare assurda, a fronte di un atto firmato da me e da Rossi che certifica che non si è trovato un accordo su una terna che conteneva il presidente uscente. Ma si è voluto insistere su quella terna e allora ho nominato il commissario. A parte il fatto che la nomina del commissario, che ha ampi poteri, non rallenta nulla, credo che per Livorno sia giusto e opportuno avere un presidente».  Il presidente può essere Giuliano Gallanti?  «Non dipende da me, bisogna che gli enti locali lo mettano nella nuova terna. L'importante è che nella terna ci sia qualcuno su cui io e Rossi possiamo essere d'accordo».  Cosa pensa di Gallanti? E' l'uomo giusto per il porto di Livorno?   «Tutto si può dire, ma non si può negare che Gallanti è persona di grande esperienza. Non è di centrodestra, ma non mi interessa la tessera che hanno in tasca le persone. In questi anni da ministro ho nominato presidenti di centrodestra, come Canepa ad Ancona, e di centrosinistra, come Guerrieri a Piombino, condividendo le scelte con i sindaci di alcune tra le città più rosse d'Italia. Anche sulla nomina del commissario bisogna consultarsi con il presidente della Regione e io l'ho fatto».  Come valuta le preoccupazioni degli imprenditori livornesi, che hanno sparato a zero su Gallanti?  «A una parte degli imprenditori dico: si mettano d'accordo con se stessi. Non è che un giorno si può tenere una posizione, sostenendo una necessità di cambiamento, e il giorno dopo non avere il coraggio di fare un nome. Se non si ha il coraggio di fare le scelte, è la politica che decide».  Perchè Roberto Piccini no?  «Ho letto le interviste in cui Piccini sostiene che io avrei un problema personale con lui. Niente di tutto questo. Peraltro non abbiamo mai avuto occasione di frequentarci. Ho conosciuto bene suo padre Italo e, pur nelle diversità idologiche, ho avuto con lui un atteggiamento dialogante. Ricordo che, quando era componente della commissione trasporti, votai contro un emendamento che penalizzava fortemente le Compagnie portuali. Quando Piccini dice di essere orgoglioso del cognome che porta, lo capisco. Se avessi voluto fare polemiche personali qualche spunto per certe vicende avrei potuto usarlo, ma non lo userò. Se ho escluso Piccini è per una motivazione tutta politica: e cioè, checchè ne pensi il Tar, che il porto di Livorno ha bisogno di un cambiamento».  Lei ha avuto modo di dire che dopo 50 anni di governo della famiglia Piccini sulle banchine c'era bisogno di cambiare aria.  «Sì. E riconosco che, in certi momenti di splendore, il porto è stato anche governato bene. Ma io ritengo che, oggi, il porto di Livorno abbia grandissime potenzialità che non vengono sfruttate. E' tanto più grave in un momento di crisi come l'attuale».  Cosa è che non l'ha convinta delle scelte fatte sinora?  «E' stato uno sbaglio, in passato, concentrare tutti gli sforzi sul container. E di recente puntare su traffici che non danno redditi importanti, come le auto. Oggi c'è bisogno di un cambiamento per far decollare le potenzialità di Livorno».  Cosa pensa delle resistenze a un presidente non livornese?  «Sono sorpreso, certe posizioni, nell'era della globalizzazione, sono persino infantili».

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di Redazione web