Finanza
E Brunetta che direbbe?
Emanuele Rossi
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La questione decisa dal Tar è molto semplice, e in effetti anche la motivazione è essenziale. Secondo la legge, il presidente dell'Autorità portuale è nominato dal ministro, previa intesa con la Regione, "nell'ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nell'economia dei trasporti e portuale designati da Provincia, Comuni e Camere di commercio". A fronte di tale proposta, il ministro può rifiutarla, e chiedere una seconda terna ma "con atto motivato". Secondo il Tar il vizio dell'atto del ministro sta qui: non aver motivato il rifiuto della terna, in quanto l'unica motivazione addotta (l'opportunità di una rotazione) "non è prevista in alcuna delle norme che vengono in rilievo nel caso di specie e non rientra tra i principi generali della buona amministrazione, né la richiesta viene in altro modo giustificata". Nella sua banalità, la vicenda è sconcertante, e se ne potrebbero trarre due considerazioni opposte (come dicono i giuristi, "delle due l'una"). Se la decisione ministeriale non è frutto di un doppio (o triplo) gioco, essa è un chiaro esempio di mala amministrazione. Per rifiutare la terna, bastava dire che non tutti e tre i membri della terna risultavano "esperti di massima e comprovata qualificazione professionale". Difficilmente questo poteva valere per Piccini, dato che era già stato nominato tre anni fa, ma volendo si poteva sostenere per gli altri: poi si poteva discutere se fosse vero o no, ma questa valutazione difficilmente sarebbe stata sindacabile dal giudice. O, sarebbe stato comunque più facile per il ministero difendere il proprio atto, anche perché la formulazione della legge lascia ampi margini: la "massima" qualificazione professionale, letteralmente, ce l'ha uno solo al mondo, tutti gli altri ne hanno un po' meno. Tale evidenza fa sorgere il sospetto che non si sia trattato di ingenuità o scarsa professionalità degli uffici, ma che in qualche modo si sia voluto fare un atto illegittimo, per una qualche ragione non del tutto evidente (almeno a me), ma ad esempio per procedere intanto alla nomina del commissario, per far passare del tempo o anche solo creare qualche fastidio in amministrazioni non proprio "amiche". Non so quale delle due alternative sia migliore. Nel primo caso si potrebbe chiedere a Brunetta cosa ne pensi dell'efficienza della macchina amministrativa, e se non ritenga opportuno dire qualcosa, lui che pure non lesina rimbrotti a chi dimostra scarsa professionalità in altri ambiti. Nell'altro si potrebbe riflettere sul "governo del fare": se questo è ciò che sa fare, forse sarebbe meglio che facesse di meno e pensasse un po' di più.
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