Il Tirreno

Livorno

L'avvocato che provò a fare il Maradona

Cristiano Meoni
L'avvocato che provò a fare il Maradona

«Saprò stupirvi» disse ai critici. E a Genova raddoppiò i traffici

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. C'è un aneddoto che spiega bene chi è Giuliano Gallanti, nominato ieri pomeriggio commissario dell'Autorità Portuale e destinato a fare il presidente. Quando alla fine del 1995 fu messo nella terna per l'Autorità Portuale di Genova, un po' a sorpresa, in molti a Genova definirono la scelta «debole». Diventato presidente, alla sua prima uscita pubblica Gallanti se ne rammentò: «Non so cosa pensate di me - disse - ma io saprò stupirvi. Sono Gallanti ma posso diventare Maradona».

Intanto è Giuliano Gallanti, che è l'esatto opposto del Pibe de Oro. Riservato. Molto calmo, ma anche molto determinato. Colto. Cosmopolita (parla tre lingue). Di sinistra-sinistra. Avvocato civilista tra i più apprezzati sotto la Lanterna. Intenditore di cinema e tifoso della Juventus. E globetrotter, se è vero che negli otto anni in cui ha guidato l'Autorità Portuale di Genova è stato più volte in missione in Cina, a Singapore, negli altri porti del Far East per promuovere il porto di Genova.

Nato sotto il segno dei Pesci, il 23 febbraio 1939, laurea in legge alla Cattolica di Milano, sposato con tre figli, Gallanti è sempre stato uomo del Pci, ricoprendo importanti incarichi politici. Vicepresidente della giunta regionale ligure nel 1994, presidente del consiglio regionale nel 1995, presidente dell'Autorità Portuale dal 1996 al 2004, vicepresidente dell'associazione porti europei (Espo) dal 2001 al 2004 e poi presidente. Da un paio di anni è tornato a fare l'avvocato, alternando il lavoro nello studio della centralissima piazza Corvetto all'incarico di membro del comitato regionale della Corte dei Conti.
Lo descrivono, i suoi amici genovesi, come «un uomo di mediazione», un diplomatico. Era definito, per la sua radicalità politica, anche «lo Stalinista». Perchè nel partito, Gallanti è sempre stato sul margine sinistro. E' considerato molto vicino a Fabio Mussi, uno dei padri di «Sinistra e Libertà».
Gallanti ha fatto il presidente dell'Autorità Portuale come si farebbe il ministro degli esteri. Viaggiando molto, facendo marketing territoriale all'estero - suo il patto con Marsiglia e Barcellona - sforzandosi di aprire il porto alla concorrenza. Pestando qualche piede sui moli genovesi. Con il leader dei camalli, i portuali genovesi, Paride Batini ha avuto buoni rapporti ma anche qualche scontro. Così come con l'imprenditoria e con i sindacati.

Dicono che abbia lavorato bene al porto di Genova, raddoppiando i contenitori (da 800mila teus nel 1996 a 1 milione e 600mila teus nel 2004), organizzando le banchine, gettando le basi del piano regolatore portuale. Ma i suoi detrattori ricordano anche qualche lentezza - non fu in grado di far partire la privatizzazione del terminal multipurpose - e qualche smacco, come la fuga di Costa Crociere a Savona.

Non è un teorico dei contenitori, si chiama fuori dal mainstream che ritiene che tutto debba essere inscatolato e spedito. Gallanti pensa invece che un porto debba contenere tutti: anche traffici considerati minori, come quelli della grande impiantistica, dei prodotti forestali e siderurgici e delle auto. L'altra sua fissa è che i porti non hanno futuro se dietro non hanno retroterra, spazi dove espandersi, e se lo dice uno di Genova - chiusa dall'Appennino - è due volte vero. Livorno ha aree sterminate alle spalle e un ventaglio di traffici che la rendono potenzialmente completa. Provi a fare il Maradona, allora, già da commissario: ce n'è bisogno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web