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Livorno

Cecio e Guzzini assolti in Cassazione: non furono corrotti

A sinistra Pasquale Guzzini, a destra, Davide Cecio
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A sinistra Pasquale Guzzini, a destra, Davide Cecio

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LIVORNO. «Sentenza annullata senza rinvio alla corte d'appello». Questa frase della Corte di Cassazione ha messo la definitiva parola fine sulla vicenda giudiziaria di Davide Cecio e di Pasquale Guzzini, assolti in questo modo dalla condanna della Corte d'Appello di Firenze.

Insieme ai due politici, al momento dei fatti, nel 2003, Cecio era segretario del Ppi e presidente del consiglio comunale, Guzzini era assessore all'edilizia privata, sono stati assolti gli imprenditori Stefano Baldanzi e Andrea Tumiatti, che effettuarono il versamento dei 10mila euro al partito che venne considerato dalla corte d'appello di Firenze come elemento della corruzione dopo l'assoluzione del tribunale di Livorno. Per questo motivo i due esponenti politici e i due imprenditori furono condannati ad un anno e 4 mesi di reclusione.

«La Cassazzione ha completamente riformato il giudizio della corte d'appello - ha sottolineato l'avvocato Angelo Mancusi, che patrocinava Guzzini, mentre l'avvocato Anna Francini difendeva Cecio - e ha visto in quella sentenza elementi tali da annullarla senza doverla nemmeno rimandare ad altra sezione». Insomma una vittoria su tutta la linea: «Certo - spiega Mancusi - che rende giustizia ai due politici livornesi: non è vero quindi che siano stati corrotti per favorire questi imprenditori».

La vicenda che si è conclusa ieri davanti alla Cassazione è quella delle aree edificabili di Salviano 2, in particolare delle aree Peep. Il caso scoppiò l'11 luglio del 2003, quando la Guardia di Finanza si presentò in Comune e perquisì gli uffici di Cecio e Guzzini, che vennero poi messi agli arresti domiciliari, il primo per 114 giorni, il secondo per 93. Al centro della vicenda gli indici di edificabilità delle aree di Salviano 2 e la possibilità di far ottenere un'aree alla coop Promocasa. Un fatto che, comuqnue, segnò un brusco arresto della carriera dei due poltici, in particolare di Cecio, considerato allora come il pupillo di Enrico Letta.

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